Barbara Rabita - cinque inediti
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AREZZO
La città, dipinta da Giotto,
ha diavoli curvi come scope
usate, grotteschi evocano
un posto da cui scappare.
Ali pipistrellate angosciano
sogni e notti rigirate tra lenzuola,
disordine e mistero.
Nella notte aretina
la luna morde
lasciandosi uno spicchio.
ULTIMA ORA
L’aula informatica è un cimitero
di occhi spenti.
Apro la finestra per cambiare
aria e pensieri, in quest’ ultima ora
di foglie e cimici.
Butto a caso la borsa e i libri
su due banchi vuoti, bianchi,
come i silenzi delle risposte.
Picchietto sulle tastiere,
una fitta alla schiena non lascia respiro
intanto il vociare diventa più denso nei corridoi.
Rimangono ancora da crocettare e firmare
parecchi documenti, prima che il buco
allo stomaco si chiuda, fischiano
gli incisivi, un pedone manda al diavolo
un autista che sterza di colpo
sull’asfalto bagnato.
L’occhio sul paesaggio si fa
ossessivo, Rita mi parla di collegi e unghie rotte.
A quando il mercato del venerdì?
IL GATTO DI SCHRÖDINGER
La fiala di veleno è lì.
Le vibrisse la sentono
immobili nel loro stato orizzontale
tengono il gatto in equilibrio
nella scatola dove non ci è dato sapere.
In uno stato di sovrapposizione
fiuta croccantini e sterco di lettiera
non sa a cosa dare
retta e le unghie si conficcano
nel vuoto.
Spera in fasci di luce
quando -sì, apro- lo osservo.
Collasso io, altro che la funzione d’onda
nello scorgere un picassiano
rincorrersi di zampe
staccate dal corpo esanime.
UNA NOTTE
Mario beve
un altro sorso, dice sarà l'ultimo
giusto per scaldarsi nella fredda notte
di aprile. Giurerebbe di aver scorto
un'ombra, con la vista laterale,
ridotta dai malanni. L'ombra fa i suoi stessi movimenti,
ha la consistenza
della carne e la sente come una moglie
flaccida ed estranea dopo anni
al suo fianco.
Si rigira tra i cartoni
quasi per farle spazio.
Mario ha la pelle diafana
alla luce dei lampioni.
Le dita sono ancora sporche
di pollo, ne ha dato il resto
al cane, dopo avergli imbrattato
il pelo, con una carezza.
Mario sogna, si solleva insieme
all'ombra, che lo culla piano.
La bottiglia gli cade dalle mani.
CANI
L'alba vola basso
in questo luogo di disperati.
L' intermittenza
di una luce di sirena
ferisce gli occhi.
Attraverso puntualmente
col rosso, strisciando le ruote
del trolley tra scarti umani
e animali.
Bestivoro è il pensiero,
guardo scodinzolare
una creatura che porta a spasso
il padrone e gli lascia giocare
i suoi ultimi spiccioli.
Barbara Rabita (Milano, 1967) risiede a Milano. Laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne, insegnante in una scuola secondaria di primo grado.
In poesia ha pubblicato, con Antonio Laneve, Convergenze (Edizioni CTL) e Poliedri (ivi). È presente in una plaquette di Autori vari a cura di Fabrizio Bernini e Marco Pelliccioli, Edizioni Stampa 2009 (2022), ed è inclusa in diverse riviste e antologie. Sue poesie sono comparse diverse volte sui quotidiani “La Repubblica” (inserto di Milano), ne “La Bottega di Poesia” e “La Provincia di Como”.



























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