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Barbara Rabita - cinque inediti

  • almanacco
  • 12 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

AREZZO

 

La città, dipinta da Giotto,

ha diavoli curvi come scope

usate, grotteschi evocano

un posto da cui scappare.


Ali pipistrellate angosciano

sogni e notti rigirate tra lenzuola,

disordine e mistero.


Nella notte aretina

la luna morde

lasciandosi uno spicchio.

 

 

 

 

ULTIMA ORA

 

L’aula informatica è un cimitero

di occhi spenti.

 

Apro la finestra per cambiare

aria e pensieri, in quest’ ultima ora

di foglie e cimici.

 

Butto a caso la borsa e i libri

su due banchi vuoti, bianchi,

come i silenzi delle risposte.

 

Picchietto sulle tastiere,

una fitta alla schiena non lascia respiro

intanto il vociare diventa più denso nei corridoi.

 

Rimangono ancora da crocettare e firmare

parecchi documenti, prima che il buco

allo stomaco si chiuda, fischiano

gli incisivi, un pedone manda al diavolo

un autista che sterza di colpo

sull’asfalto bagnato.

 

L’occhio sul paesaggio si fa

ossessivo, Rita mi parla di collegi e unghie rotte.

 

A quando il mercato del venerdì?

 

 

 

 

 

IL GATTO DI SCHRÖDINGER

 

La fiala di veleno è lì.

 

Le vibrisse la sentono

immobili nel loro stato orizzontale

tengono il gatto in equilibrio

nella scatola dove non ci è dato sapere.

 

In uno stato di sovrapposizione

fiuta croccantini e sterco di lettiera

non sa a cosa dare

retta e le unghie si conficcano

nel vuoto.

 

Spera in fasci di luce

quando -sì, apro- lo osservo.

 

Collasso io, altro che la funzione d’onda

nello scorgere un picassiano

rincorrersi di zampe

staccate dal corpo esanime.

 

 

 

UNA NOTTE

 

Mario beve

un altro sorso, dice sarà l'ultimo

giusto per scaldarsi nella fredda notte

di aprile. Giurerebbe di aver scorto

un'ombra, con la vista laterale,

ridotta dai malanni. L'ombra fa i suoi stessi movimenti,

ha la consistenza

della carne e la sente come una moglie

flaccida ed estranea dopo anni

al suo fianco.


Si rigira tra i cartoni

quasi per farle spazio.

Mario ha la pelle diafana

alla luce dei lampioni.

Le dita sono ancora sporche

di pollo, ne ha dato il resto

al cane, dopo avergli imbrattato

il pelo, con una carezza.


Mario sogna, si solleva insieme

all'ombra, che lo culla piano.

La bottiglia gli cade dalle mani.

 

 

 

 

CANI


L'alba vola basso

in questo luogo di disperati.


L' intermittenza

di una luce di sirena

ferisce gli occhi.


Attraverso puntualmente

col rosso, strisciando le ruote

del trolley tra scarti umani

e animali.


Bestivoro è il pensiero,

guardo scodinzolare

una creatura che porta a spasso

il padrone e gli lascia giocare

i suoi ultimi spiccioli. 

 


 



Barbara Rabita (Milano, 1967) risiede a Milano. Laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne, insegnante in una scuola secondaria di primo grado.

In poesia ha pubblicato, con Antonio Laneve, Convergenze (Edizioni CTL) e Poliedri (ivi). È  presente in una plaquette di Autori vari a cura di Fabrizio Bernini e Marco Pelliccioli, Edizioni Stampa 2009 (2022), ed è inclusa in diverse riviste e antologie. Sue poesie sono comparse diverse volte sui quotidiani “La Repubblica” (inserto di Milano), ne “La Bottega di Poesia” e “La Provincia di Como”.

 

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