Attraversare la parola, abitare l’incontro - Amal Bouchareb
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Estratto di un discorso pronunciato durante “Incontri poetici fra le due rive”, svoltisi in Algeria tra il 15 e il 20 gennaio 2026, su iniziativa del Ministero della Cultura e delle Arti in Algeria e dell’Istituto Italiano di Cultura di Algeri.

Mi viene spesso chiesto, con un certo stupore, perché io, romanziera, scelga di affiancare alla mia scrittura narrativa la traduzione di poesia italiana. Due percorsi che, agli occhi del mondo, sembrano distanti, separati da frontiere invisibili, forse destinati a entrare in conflitto, a farsi ombra l’uno con l’altro.
Eppure la risposta è semplice: per me conta la parola. Non le categorie, non le etichette, non le guerre presunte tra generi letterari. La cosiddetta guerra tra poesia e romanzo non mi appartiene. Io non appartengo a nessuna guerra.
Io appartengo alla parola.
Alla parola che respira, che resiste, che chiama e ascolta.
Alla parola che unisce sponde, attraversa lingue, avvicina mondi, genera incontri.
E la parola è il centro della poesia, ma anche il cuore di ogni racconto. Tradurre la poesia italiana in arabo significa entrare in un incontro vivo, un atto di ascolto e di apertura, dove la parola si mostra nel suo rigore, nella sua musica, nella sua tensione verso l’essenziale. Tradurre e scrivere convivono, si illuminano a vicenda: i miei romanzi, come le poesie che traduco, nascono dalla stessa esigenza di interrogare, di evocare, di rendere visibile ciò che altrimenti resterebbe silenzio.
L’incontro con la poesia italiana non è dunque un semplice esercizio linguistico, ma una conferma di ciò in cui credo, la scrittura non è competizione, è apertura, e ogni parola ha il suo peso e la sua necessità.
La poesia di Emilio Nigro si colloca tra le esperienze più rigorose e necessarie della sua generazione, attraversata da una tensione costante verso il limite del linguaggio. Nei suoi testi la parola non è strumento di comunicazione, ma luogo di attrito, di sottrazione e di rischio, una materia sonora e corporale che cerca di dire proprio nel punto in cui il significato vacilla. Questa radicalità, riconosciuta anche dal Premio Giulio Stolfi 2025, fa della sua scrittura una delle voci più riconoscibili del panorama poetico contemporaneo in Italia.
Non è un caso che nelle sue poesie premiate l’apertura cada su un solo verso, limpido e fulmineo nella sua forza: «Vorrei una sola parola», la stessa parola che è stata al centro della mia ricerca narrativa, anzi il tema principale e il fulcro del mio romanzo In principio era la parola, che ha ottenuto il Premio Mohamed Dib nel 2022, proprio a Tlemcen, la città che oggi accoglie le parole di Emilio.
In questo romanzo la parola si fa viaggio e destino, inscritta in una trama che attraversa Algeri e si spinge verso l’est del Paese, là dove Sant’Agostino nacque e crebbe, a Souk Ahras, in quella stessa Algeria che ne ha custodito la formazione. Portare oggi la parola di Nigro nata tra la Calabria e Napoli, in questi incontri nell’ovest algerino — tra Tlemcen e Sidi Bel Abbès — significa farla risuonare in una terra di civiltà islamica, di arte e di memoria andalusa, dove musica e poesia sono ancora forme di conoscenza. È la terra di l’Emiro Abdelkader, fondatore della nazione algerina moderna, resistente e insieme poeta, luogo in cui la parola è stata arma e canto; ed è un cammino che conduce infine ad Algeri, città in cui nacque il primo romanzo moderno europeo, Don Chisciotte, come a chiudere un cerchio ideale tra le sponde del Mediterraneo. Qui la scrittura e la traduzione diventano incontro tra civiltà, culture, percorsi affini: una fedeltà non solo al testo, ma a una comune idea della scrittura come gesto originario, necessario, e insieme esposto alla frattura, al silenzio, e alla preghiera.
Se la maggior parte degli autori italiani che ho scelto di tradurre nel corso degli anni operano nel territorio della poesia, spingendo la parola verso l’essenzialità e l’invocazione, io esploro forme narrative legate al giallo e al noir, dove la parola si confronta con la trama, l’indagine e l’ombra del reale. L’incontro avviene dunque non sul piano della sovrapposizione stilistica, ma su quello di una comune attenzione alla parola come origine, soglia e responsabilità del dire. La traduzione nasce dunque come atto di ascolto e di attraversamento, come dialogo tra due pratiche diverse della stessa, necessaria, fedeltà alla parola. Tradurre poesie non è un esercizio tecnico: è un gesto di ascolto, di apertura, di dialogo. È un attraversamento di spazi e tempi, di generazioni e lingue, di Mediterranei e continenti. È un atto di fedeltà al segreto della parola, alla sua forza di legare ciò che sembra separato, di fare della diversità un incontro.
Amal Bouchareb (Damasco, 1984) è una scrittrice e traduttrice italo-algerina che scrive in arabo e in italiano. È autrice di numerosi romanzi e raccolte di racconti. Ha tradotto in arabo opere di rilievo di poeti e autori italiani, sia classici sia contemporanei. Ha fondato e diretto riviste letterarie in Algeria e in Italia; tra le più recenti Arabesque, pubblicata da Puntoacapo Editrice. Ha fatto parte di giurie di premi letterari in Algeria e in Italia, tra cui il Premio Lago Gerundo (2021-2022) e il Festival Nazionale di Poesia Algerina Thiziri
con il patrocinio del Ministero della Cultura (2010-2011). Nel 2023 ha curato per la Literature, Publishing & Translation Commission del Ministero della Cultura dell’Arabia Saudita il programma di scrittura creativa dedicato al romanzo giallo e thriller. Nel 2024 è stata selezionata come membro della Consulta lingua-mondo della Fondazione Dante Alighieri. È vincitrice di numerosi premi letterari per i suoi romanzi e racconti. Nel 2025 è uscita in Algeria la seconda edizione di un volume dedicato alla sua produzione narrativa L'alterità nella narrativa algerina contemporanea: uno studio su Amal Bouchareb, curato da Ibrahim Boukhalfa dell'Università di Tipaza (Éditions Itinéraires Scientifiques, 2025). Ha curato la prima antologia in lingua araba dedicata alla poesia italiana contemporanea, che raccoglie oltre settanta voci poetiche ed è prevista in uscita nel 2026. Il suo romanzo I boccioli del mandorlo uscirà in Italia nel 2026 per Vallecchi.



























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