Sogno dentro al sogno - Massimo Triolo
- 6 ore fa
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Ho tirato su le imposte e spalancato la finestra. Fuori era ancora notte fonda. Un cane, da lontano, non smetteva il suo rauco latrato. Il cielo, punteggiato di gremite stelle, mi ha comunicato un’ineffabile fitta. Sono rimasto col groppo in gola, lasciandomi investire – gli occhi chiusi – dalla brezza fresca e vivace che muoveva un concerto di foglie tra rami invisibili. Una profonda angoscia si era insinuata nei miei sogni, di cui conservavo solo una labile traccia emotiva. Mi ero svegliato madido di sudore, con gli occhi umidi, ma senza ricordare nulla.
Adesso non si ode suono se non il ticchettio arcigno dell’orologio a muro. Mi sento in anticipo su tutto e tutti: un mondo addormentato che non mi riguarda. Solo il canto precoce e sporadico di qualche passero e il frusciare oceanico di fronde nascoste, che danzano nell’ombra. La mia mente si svuota, ma qualcosa di remoto trascina catene nei recessi più profondi. Sento crescere un senso di tensione, vago, persistente. Poi, all’improvviso, un’ondata di rievocazioni dense, come fragranze e colori senza corpo. Cerco di ignorare tutto ciò, ma quella sensazione di disagio resta.
Attraverso torpidamente la sala e accendo la radio che occhieggia da un angolo, segnando le tre e mezza. Una voce in falsetto snocciola parole trite su una base di rock elementare. Bevo un sorso di caffè freddo, avanzato dalla sera prima. Il gusto denso e amaro mi scuote. L’angoscia che mi aveva generato l’incubo si stempera in una lieve ansietà, ma avverto dentro di me qualcosa di estraneo che serpeggia e non trova pace.
Con un gesto meccanico cerco l’interruttore, poi esito: preferisco tenere le luci spente. Nella penombra, gli oggetti familiari cambiano volto, le loro silhouette suggeriscono forme bizzarre. Il tempo, prima torrente, si fa rigagnolo. Sento che la mia presenza si sta assottigliando.
La radio ora diffonde un tema carezzevole al pianoforte, lento e dilatato. Un violino lo raggiunge, incerto, poi si accorda in armonia perfetta, e infine una chitarra tremula sigilla la melodia. Ho la netta impressione di conoscerla già. Anticipo ogni nota, ma non ricordo dove l’ho ascoltata. Il freddo cresce. Il mattino non arriva. I miei occhi si sono abituati all’oscurità, ma ora colgono dettagli fuori posto. Mi dico che è solo un gioco d’ombre, ma l’inquietudine monta.
Accendo finalmente tutte le luci. La casa si riempie di dettagli, e per un istante provo sollievo. Ma subito ogni oggetto muta: suppellettili mai viste, mobili estranei. Il freddo aumenta. Cosa mi sta succedendo? Un terrore crescente mi chiude la gola. Mi guardo le mani: sono enormi. Le pareti si ritraggono e poi mi si avvicinano in un’orribile vertigine, finché non sembrano schiacciarmi. Poi, all’improvviso, tutto torna nei cardini della realtà. La casa appare nitida, riconoscibile. Un déjà vu: io che torno a stare meglio, i dettagli familiari, mutili però di qualcosa. E ancora lo stesso risveglio, lo stesso caffè, la stessa musica, la stessa perdita di coordinate. Nessun sole che sorge. Solo un arco di tempo spezzato che si ripete, identico.
Torno a letto, sperando di non svegliarmi più. Mi stendo, mi copro. Il freddo si attenua, il sonno torna a prendermi. Il mio ultimo pensiero è un desiderio semplice e spietato: dormire per sempre. Il silenzio si fa dolce melodia. Ora sono al sicuro, calmo e appagato. Stavolta, ne sono certo, andrà tutto bene.
Non devo fare altro che dormire... e sognare per sempre di non dovermi risvegliare.
“Caro diario,
stamani mi sono alzato nuovamente tardi, proprio come un bruto. Questo ultimo mese è stato il peggiore. Ogni volta mi sveglio con la sensazione di continuare un sogno, ma non ne trattengo mai nulla. Solo una vaga voce, come un richiamo d’aiuto che sembra correre attraverso le pareti, poi svanisce.
Tutto ritorna come sempre, nella sua ottusa, tangibile presenza. Sto abusando di alcol e psicofarmaci. Ho perso il controllo. Da quando ho saputo di avere i giorni contati, ogni sforzo appare inutile.
Credevo che almeno sarei riuscito a completare il mio ultimo lavoro. Ma sono ancora lì, fermo all’inizio. Un incipit su un risveglio nella notte, un uomo che cerca disperatamente un senso, qualcosa che lo salvi. Ma arrivo sempre allo stesso punto e mi blocco, incapace di andare oltre.
Oggi ho deciso di bruciare tutto.
Forse così ritroverò un po’ di pace. Forse, alla fine, anche lui smetterà di svegliarsi...”





















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