Paolo Artale su Panorama dei lumi di Gianni Marcantoni

Ancora una volta la luce


A chi conosca la poesia di Gianni Marcantoni, risulterà certo difficile meravigliarsi di fronte a una tale densità di immagini, significati, riflessioni e questo non perché ci si abitui ma proprio perché è fattore insito della sua scrittura; ci appare così questa bellissima plaquette dal titolo Panorama dei lumi con la prefazione di Rita Bompadre.

Una densità quasi inversamente proporzionale rispetto a Complicazioni di altra natura, recentemente uscito sempre per Puntoacapo, dove sì la stessa densità era già riscontrabile, ma diluita in un numero di testi maggiore.

Quindi, qui una condensazione in undici componimenti ci stringe d’assedio e ci vince, senza possibilità di tregua, se non quella della piena immedesimazione.

Pare che il poeta abbia una così forte consapevolezza del proprio corpo, a sua detta inutile, tanto da disprezzarlo e auspicarne la dissoluzione; affascinante poi la metempsicosi alla quale assistiamo, in favore (e a completamento di sé) di una natura accuratamente scelta nelle sue parti.

Si viaggia quindi, a tratti, in un mondo onirico, simbolico: si veda a esempio la prima parte della poesia Due, la quale ci regala l’estatico stupore del non conosciuto ma, che sentiamo già come possibile gioia, veicolata dalla luce.

Un libro formato da testi pienamente riflessivi, come è nella natura di Gianni, letti e universalmente assorbiti in una continua antitesi tra resa ed esortazione alla rinascita.

Irremeabile forse non è il nostro tempo; qualcosa potrebbe esserci svelato da un momento all’altro.

E il panorama essere forse completo.



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