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M. Carmen Lama, su Semi nudi di Franca Canapini

Franca Canapini, Semi nudi, puntoacapo Collezione Letteraria, 2021


Essere poeta è una responsabilità sociale ed etica, che a livello individuale si traduce spesso in una cara ossessione e talvolta nell’ansia di un'attesa.

Il tempo in tutto questo ha una sua parte importante, perché non si accontenta che il poeta viva nel "suo" presente, esige invece una ri-percorrenza di sé per quel che è stato.


Il presente infatti è carico di passato, anzi più precisamente, affonda le sue radici nel passato che le nutre, vivificando sempre più il tempo presente.


Fa bene, dunque, la poetessa Franca Canapini, a ritornare spesso non solo al suo proprio passato, ma anche al passato del mondo e di altre antiche società, i cui miti ancora oggi ci dicono qualcosa di loro e soprattutto ci insegnano, facendoci vedere da prospettive diverse il nostro stesso modo di vivere e di sentire, offrendoci chiavi di lettura dei vari aspetti della vita a cui non avevamo pensato, perché ogni età, ogni generazione, ha l'onore e l'onere di iniziare "quasi" sempre daccapo. Ed è in quel "quasi" che può intravedere una luce, un aiuto per comprendere e interpretare e per imparare a pensare e ad agire.


Franca Canapini ha il vantaggio, in quanto poetessa, di saper riordinare le proprie esperienze e le emozioni vissute in brevi sequenze poetiche con le quali tratteggia le immagini o le sensazioni che rievoca, le cose che ricorda, talvolta forse anche modificando i ricordi, perché la loro lontananza non è esente da una contaminazione con il presente.


La bellezza delle poesie più intime, che riportano alla luce gli affetti familiari, si avvale di immagini che a volte sono nuove per la stessa poetessa: è la luce della sua esperienza e della sua immaginazione che scopre nuovi volti delle cose e risistema le parti in un insieme più vero, perché più in sintonia con il suo attuale sentire!

Come il segno sul viso del padre che non aveva colto e che le fa dire: "effimero/ mi sprofonda nel tuo sguardo" e "sei sempre la mia tenace radice / di croce in croce mi ci riconosco". O come il confronto del proprio ricordo con quello della mamma, che si fingeva sorpresa di ricevere le "roselline piccole gialline" per la sua festa, rose che ora la poetessa ha piantato nel suo giardino, per fissare meglio quel ricordo dolcissimo.

Così interviene anche, "quando il silenzio si distende", una finissima percezione: "allora puoi udire / leggeri i suoni in sottofondo / - flebili cinguettii/ sbuffi di vento - / il passo dei morti dentro casa".


Ma le radici da cui la poetessa preleva, per così dire, i suoi ricordi, sono anche quelle solide del suo rapporto con la natura. Efficaci visioni che ritornano, come il suo tornare "al bosco al fiume al vento / alla mia natura selvatica". Perché "la terra non mente mai / tiene il futuro nelle sue mani - zolla / dà voce all'energia del Mondo".

E da questi ritorni al proprio piccolo mondo non si può che trarre un senso di benessere: "Ora è mia l'estate, ora è per me / questa pace dolce a mezzogiorno / tra le ombre dei cipressi / decisi a dare la scalata al cielo". O un senso di felicità, bidirezionale: "ma c'è che la felicità a volte / senza motivo viene da dentro / si unisce al paesaggio / lo permea - lo trasfigura".


L'utilizzo del mito, a sua volta, è per Franca quasi un bisogno, una necessità per esplicitare, ad esempio, come "gesti ancestrali" ancora si ripetono e come in essi la vita si perpetua.

Significativa a tal proposito la bella poesia "Vestali del Mediterraneo" in cui sono protagoniste le "donne, a ripetere gesti ancestrali / donne Vestali delle radici profonde / all'unisono coi ritmi della terra del sole del mare"


Anche nelle poesie "dedicate" Franca ripercorre tratti di vita di persone che hanno subìto ingiustizie o di lavoratori che sono stati sfruttati, di migranti o no, che non sono nemmeno considerati come persone, o di anonime madri di famiglia, e per tutti ha un pensiero di partecipazione, di volontà di vederli riscattati, attraverso una cultura più a misura umana, che sappia comprendere, accogliere, sostenere.


Di questo suo cammino, un po' a ritroso un po' in avanti, è la stessa poetessa che ci informa: "procedo, spinta dal tempo // - continuo mutamento - // [...] Inutile lanciare reti sulle esperienze / i pesci pescati non sono mai quelli di allora", confermando l'idea che "Il tempo s'intreccia e si confonde / Il passato vibra nel presente / come una farfalla sopra il mare / Tutte le emozioni sono accese / e le passioni ridestate"


Ma talvolta il tempo stimola anche una sua pre_visione, porgendo l'aiuto del sogno, ma anche del rimescolamento dei pensieri.

E la poetessa puntualmente si fida. E ascolta "La Sibilla del sogno".

Tutto questo che, in fondo, è un "costante" lavorio interiore, è l'esperienza poetica che fortifica, se è vero che quasi in chiusura della silloge, negli ultimi versi della poesia "Venti di sabbia", Franca può affermare: " Giorno dopo giorno, passi di tigre / sulle mutevoli richieste della vita".


Semi nudi è una silloge ricca di ulteriori spunti di riflessione che la poetessa porge in uno stile sobrio ed efficace. Non a caso la sua riflessione poetica tiene molto al destino della parola, come si evince da alcuni versi particolari: "la Parola / è una bambina sbrigliata / sente solo l'energia del vento / la parola osa / vecchia di millenni / corre sulla stanchezza umana / la rovescia la ossigena / la rinnova".


E la stessa soddisfazione che la poetessa raggiunge, immergendosi nei suoi molteplici mondi e rendendoli vivi con le poesie, contagia il lettore che, nel frattempo, ha anche acquisito delle conferme sui suoi punti di vista riguardanti i temi trattati nella silloge: la natura, gli affetti, le relazioni, la giustizia, la percezione del sé, la ricerca del benessere psicofisico, la ricerca poetica di un linguaggio limpido e appropriato, il tempo come colonna sonora della vita...


O, se non conferme, nuove conoscenze e nuovi modi di approcciarsi alle diverse esperienze che la vita ci pone e alle quali ci sottopone, nel bene e nel male, in questo nostro mondo sempre più piccolo e sempre più pressante, e in una realtà sempre più cruda.


Noi, minuscoli Semi nudi, in balia di forze tanto più grandi e temibili, cerchiamo sostegno e rifugio nel silenzio del pensiero che ci mostra -e ci induce a cercare- le bellezze della natura, e dei nostri ricordi e sogni, come efficace antidoto.

Dovremmo avere la resilienza delle “ testarde margherite” che “- il capo piegato alla gelata - / dopo l’infernale notte di brina / tentano l’impercettibile / fatica del petalo / nella luce ostile del mattino.



Carmen Lama, 30 aprile 2023




All’unisono



A sorpresa di minuscole vite

pulsava la stradina del bosco:

fremiti di cento passerotti in festa

all’unisono

con le scintille allegre del mio cuore


Dal folto - tutto in fiore - il biancospino

Si allungava docile alla pioggia


Magnifica


Magnifica la prima luce!


Cola dalle fronde l’oro

si fonde con le biade secche

accarezza vigne e boschi


E tutto è verde fresco - immobile

vastità sospesa - aperta all’attimo

della risurrezione dalla notte




Imbrunire



La luce si spegne poco a poco

macerie di colori all’orizzonte

la campagna imbruna dolcemente


- una carezza enorme si stende sul paesaggio -


Chi siamo noi, ombre in cammino

permeate da tanta mutevole bellezza?




Resilienza



Testarde le margherite

- il capo piegato alla gelata -

dopo l’infernale notte di brina

tentano l’impercettibile

fatica del petalo

nella luce ostile del mattino



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