Luigi Picchi su Alessandro Quattrone, La Rondine presente, Passigli 2020

Whitman scrive: «Verso me i convergenti oggetti dell’universo perpetuamente fluiscono, / Tutti recano scritte per me, e io devo decifrare il senso di queste scritte.». Sembra proprio che Quattrone abbia tenuto presente questi versi del grande bardo americano per orientare il lavoro di questa sua nuova silloge: «Come le cartacce rimaste impigliate / tra i fili d’erba secca lungo la strada / sono i pensieri stamattina, / abbandonati e inutili, / e non basterebbe il vento / a sollevarli e trasportarli in giro / e tra la gente che cammina in fretta / e alle cartacce e ai pensieri non fa caso». Quattro le sezioni della raccolta: Rondini sospese, quasi a significare un’attesa; Rondini impreviste come una sorpresa; Rondini intraviste cioè un presagio e infine a concludere una sorta di climax Rondini riapparse alla maniera di rimembranze o speranze portatrici di rinascita: «Quanto manca alla fine del percorso? / Domanda da rondini, / però il disperso è un uomo / e non ha un istinto sicuro, / e osserva le rondini nel vuoto celeste / sfrecciare insanamente liete.». Un ottimismo di fondo, venato di malinconia, costituisce la cifra di questo nuovo libro: «Tu, miracolo, prodigio inaspettato, / tu, cosa che non potrebbe accadere, / accadi adesso, / accadi mentre tutto resta uguale, / tu, miracolo, prodigio necessario, / accadi tra un caffè e un desiderio, / porta via dalle strade gelate / i pensieri che tremano incantati, / portali in un luogo / dove niente muore, / e nessuno muore, / e le ferite non fanno male, / e quel che salva è un volto / che pronuncia sottovoce / un nome mai dimenticato». Stare in attesa che l’arcano si sveli svuotandosi, che il mistero lanci un segnale, che si verifichi un’epifania sembra il senso di questo nuovo percorso lirico, sospeso tra la possibilità di una storia e un esito sorprendente e rassicurante: «Per timore della vertigine / restiamo fermi a volte, / restiamo a languire / sperando nel richiamo / di una divinità / che ci ordini di uscire / da quella specie di sepolcro / scavato dagli anni, / dentro cui sospiriamo / adagiati su un nulla / che non può ferire né curare». Un vademecum per affrontare la quotidianità, un breviario, un galateo dell’umiltà e della mitezza: «Si cerca compagnia in tante cose / in un gesto gentile / in una melodia che ritorna /in un viso che rimane / in una tazza di tè / in un film straniero / in un viavai inquieto / in un libro appena iniziato / in una bella frase originale / si cerca compagnia per non sentire / il mormorio costante di un addio / che non ne vuol sapere di tacere.» oppure «Forse è meglio nascondersi / in un angolo oscuro del giorno. / Forse è il caso di non essere / raggiungibili, / e splendere nel nulla / invisibili» e infine «Alla fine della giornata / se si facesse un bilancio / sarebbe auspicabile / poter prendere in considerazione / un vibrare di foglie / un rigagnolo appartato / uno spazio in penombra / e poi un breve trasalimento / un tremore festoso / una carezza devota - / ma non c’è modo di fare un consuntivo / alla fine di questa giornata / piena solo di cose / senza importanza / che resteranno ancora per un poco / come le gocce sui vetri delle finestre / dopo il temporale». Notate in questa lirica l’attenzione alle piccole cose, quasi fossero indizi, segni e simboli da decifrare, oltre, nella chiusa, alla memoria leopardiana della Quiete dopo la tempesta. Questa silloge si configura, dunque, come il passo successivo de La Gentilezza dell’acero, la precedente raccolta del 2018, dove con particolare intensità il poeta si apriva, dolente e umile, al doloroso stupore dell’esistenza. Qui, però, lo stile è più gnomico: «Che cosa desideriamo davvero? / Il futuro? Il Passato? Il duraturo? / Forse soltanto il bacio del reale / alle nostre labbra immaginarie.»; «Come certe frasi / respirare sapendo di far parte / di un linguaggio universale / pur essendo soltanto / parole fra parentesi».



Alessandro Quattrone, La Rondine presente, Passigli Poesia, Firenze 2020, pp. 121, € 15.00.


LUIGI PICCHI



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