Il lato sbagliato - Massimo Triolo
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Virgilio trovò la moneta sul marciapiede alle otto di un mattino qualsiasi, all’angolo tra via G. e il mercato del pesce. Era mezza consumata, come se un roditore ci avesse passato sopra le notti a limarla. Non lucente, né vecchia: solo stanca. Non aveva alcun valore apparente, né numeri, né volto d’uomo, né nazione, solo due lati identici. Nessuna testa, nessuna croce. Solo metallo opaco, inciso da un cerchio sottile al centro.
La raccolse senza pensarci. E fu da lì che cominciò.
La mise in tasca, continuò la sua giornata: caffè amaro, giornale che parlava di allerte meteo, crimini di Stati canaglia, disastri, fatti di cronaca che il giorno seguente sono già dimenticati. Ma ogni cosa cominciò a pesare. Ogni gesto, ogni parola detta o non detta, appariva improvvisamente duale: come se, sotto ogni decisione, ci fosse una sua inversione silenziosa. Se prendeva il giornale, si domandava cosa sarebbe successo se non l’avesse preso. Se attraversava la strada, lo faceva con la consapevolezza netta che un’altra strada era rimasta non attraversata. Ogni cosa pareva possibile e insieme sbagliata.
Provò a sbarazzarsi della moneta. Ma la moneta, inspiegabilmente, tornava...
La lasciò su una panchina. Qualcuno gliela restituì. La gettò in un tombino. La ritrovò nella tasca della giacca, due giorni dopo, accanto a un biglietto della spesa che non ricordava di aver scritto. Cercò perfino di fonderla, ma il metallo non si scioglieva. Un orafo gli disse che non era metallo ma un materiale di cui non sapeva dire né origine né natura.
Cominciò a usarla per decidere. Testa o croce. Ma non c’erano né testa né croce, e ogni lancio finiva uguale: con la stessa faccia opaca che lo fissava, incurante, immutata. Capì allora che la moneta non serviva a scegliere. Serviva a ricordare che la scelta è un’illusione.
Un giorno si alzò e non parlò più. Era divenuto superfluo... Aveva compreso qualcosa di cruciale che non sapeva dire. Usciva, camminava, si fermava davanti agli autobus senza salire. Guardava le vetrine senza vedere. Ogni tanto lanciava la moneta, per abitudine. La gente diceva che era impazzito, ma lui non pareva triste. Solo esatto.
Quando morì, non aveva nulla in tasca. Né documenti, né chiavi, né soldi. Solo quella moneta. I due lati uguali. Nessun volto. Nessun verso.
Qualcuno la raccolse. E fu da lì che cominciò.





















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