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Alberto Mori su Alessandro Assiri

 Alessandro Assiri, Abitarmi stanca, Prefazione di Ivan Fedeli, puntoacapo Editrice 2023, pp. 100, € 15,00


Alessandro Assiri attraverso i passaggi delle poesie che compongono Abitarmi Stanca compie travasi esistenziali di luoghi che permangono in tracce via via denotate dalla parola in consistenza effimera “il rumore che la vita ha lasciato per me” e poi svaniscono lasciando al poeta amarezza per il loro distacco e la certezza della disillusione, poiché spesso sono “lavorate” dal verso, affinché non portino con sé sofferenza. In questo movimento di spazio e tempo spirituale, la stanchezza diviene postuma, sia per eventi già accaduti oppure appena manifestati e restati invissuti, i quali, per la sapienza della malavoglia dell’autore, appaiono nella sua stanza e nel suo stesso corpo.

Quando poi in Abitarmi Stanca appare l’altro/a da sé, la consapevolezza del disincanto si compie: “E quando ti guardo / e non ti vedrò per sempre / che sia un sogno un nessuno o una caduta” scrive Assiri, quasi a voler sospingere chi ama non verso dolore d’abbandono ma ad una forma di beatitudine addentro l’esistenza.

Così Il poeta che di sé afferma: “Ho fatto un bel po’ di niente / e non ho nessuna voglia di smettere” infonde comunque al lettore la speranza paradossale che la poesia anche nel disfare/si e grazie anche alla negative capability attestata di Assiri, sia sempre resiliente e sappia compiere con il tempo “l’uso imperfetto della meraviglia” per la quale si adopra e da sempre vive.

 




 

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