Tamara Vitan - Inediti
- almanacco
- 13 ott
- Tempo di lettura: 2 min

mi riempio a volte
di parole inesistenti
a grandi sorsate le ingoio
chiedendo loro di colmare
ciò che di vuoto trovano nel corpo.
Ma sogno
una stagione immortale.
Le gocce di rugiada bastino alla sete
i petali di un fiore diventino
quel tocco agognato sulla pelle
e bastino alle mani…
Poi convertire stelle in sorrisi
rispondere soltanto illuminando.
Vorrei colmare l’incolmabile
con una benedizione nello sguardo.
Che sia una stagione senza tempo
che l’aria non ristagni come un lago
diventi un torrente a quattro fiumi
e dire poi tre volte senza inciampo
con la misura di chi ha compreso
che l’universo cresce prima dentro
ed è il battito, sepolto in fondo al petto
che genera parola.
*
Plasmami in nuvola.
Voglio dimenticare il peso della terra
non sa più frammentarsi.
Fammi respirare tra le zolle
nell’aria rarefatta quando l’intero si incrina.
Ma se nuvola diventassi
non vorrei restare nell’oscura notte.
Se soltanto sapessi aprire
queste palpebre tremanti,
diventerei leggera.
Pioverei.
Piccola nuvola oscura,
accolta da un cielo illuminato.
*
Lasciami risposare
quando l’impronta del passo non ha peso.
Nell’indecisione di andare, restare.
Sospesi restino gli occhi
nell’immensità ridotta dallo sguardo.
Quel suono antico è una partenza.
Sacro il fuoco nel tempio di Vesta,
l’immagine di un ritorno.
Intatta rimanga la fossa delle ceneri.
Resterò.
Proteggerò la fiamma.
*
Dovrei imparare a contare
i respiri appaiati in fondo al cuore,
silenziosi universi racchiusi in un flebile soffio.
Dividere per sempre
ciò che appare incollato
e con un battito accelerato
liberarli, al tramonto.
Ma rimarrà per sempre una certezza:
Ci sono stelle che si guardano in eterno.
*
L’intero deve raggiungere la soglia dell’essere piccolo.
Solo ciò che è grande si divide.
Un pezzo cercherà sempre un altro pezzo.
Uno strappo, la completezza somigliante
nella traiettoria della ferita
Sei dunque intero quando non sei divisibile?
*
Il mare è rabbuiato nelle profondità
niente appare com’è.
Attendo l’apertura totale dei cieli
per vedere se salgono gli abissi.
*
Oggi è autunno in me.
Sento le foglie staccarsi una ad una
e ogni rottura è un dolore
e ogni caduta una promessa
e ogni pezzo di terra che annuso
mi ricorda che sto tornano.
Tamara Vitan nasce a Bucarest nel maggio del 1981 e vive a Castelfiorentino.
Riceve una segnalazione al Premio Letterario Città di Ascoli Piceno con la poesia Si piega il suono; in seguito, attraverso il concorso Poetare della Scuola di Editoria di Firenze, pubblica alcune poesie nel progetto Agenda e Quaderno.
Nel 2022 esce la raccolta Accade la luce, Firenze Libri, collana Fuori Stagione
Alcuni inediti vengono pubblicati e tradotti in spagnolo nello Sfogliabile Creazione di un discorso di Laboratori Poesia.
A febbraio 2025 viene pubblicata la raccolta La salvezza compie passi piccoli per Pequod, collana Portosepolto.
Frequenta la Scuola di Poesia fondata da Massimiliano Bardotti persona fondamentale per la sua ricerca spirituale e poetica.



























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