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Ricordo di Giorgio Gramolini poeta, narratore, aforista

a cura di Amedeo Ansaldi

con il contributo di Roberto Lamantea, Lidia Sella e Dario Stanca






Giorgio Gramolini (Oggebbio 1957 - Garbagnate 2024) è stato insegnante di inglese nelle scuole superiori, poeta, narratore e aforista. Trasferitosi giovanissimo a Milano dal paese natale sul Lago Maggiore, da diversi anni abitava a Cesate, nell’hinterland del capoluogo lombardo, con la moglie Pinuccia e uno stuolo di cani e gatti. Ecologista e vegetariano, era fortemente impegnato nella difesa degli animali da ogni forma di sopruso da parte dell’uomo. I suoi studenti conservano di lui un grato ricordo; molti fra loro hanno mantenuto vivi nel tempo i contatti con l’ex-insegnante.

Dagli anni ’80 Gramolini è andato pubblicando propri versi su svariate riviste (Il Grillo, Malvagia, La Bottega). I suoi poeti preferiti erano Petrarca, Giovanni della Casa, Foscolo, Laforgue, Yeats, Gozzano e Montale. Amava molto anche disegnare, ed era versato nella materia, per quanto abbia cominciato a coltivare piuttosto tardivamente questa inclinazione.




La sua prima pubblicazione poetica, Frammenti (Vincenzo Ursini Editore), stampata in un numero limitato di copie e passata allora virtualmente inosservata, risale al 1990. Citiamo in questa sede alcune poesie di quella raccolta che già appariva matura, nella quale confluiscono - ci sembra - influssi di Montale, Baudelaire, Gozzano e altri poeti crepuscolari; a distanza di tanti anni metterebbe conto recuperarla, al pari di altri testi risalenti a quel periodo e non compresi nella silloge in questione.

‘Poeti d’oggi’ (scritta a soli 19 anni) costituisce già, con il suo puntiglioso ritratto di dubbi artisti e il ripudio di qualsiasi facile bohème e sterile maledettismo, una matura dichiarazione della sua poetica strenua e anti-romantica:

 

Versi scrivono opachi senza voce,

canzoni a bocca chiusa.

Chino il capo li puoi scorgere a tratti

nell’uggia mattinale

sbadigliare poesie sui tasti grigi

presso il caffè fumante e il portacenere.

Solo il meriggio se un pietoso sole

schiocca sui tetti aridi di coccio

si levano con ali di farfalla

immaginarie sopra la città,

e sembrano librarsi oltre le mura.

Ma la sera li vede tristi amari

intabarrati in neri pensamenti

strisciare tra i lampioni e le pozzanghere,

il cappello sdrucito

le falde dei calzoni rivoltate

le suole che ben sanno la poltiglia

delle vie cittadine.

E la domenica inerte e sbadigliante

supini nei cortili dalle mura

fumose, sui selciati che trasudano

bisbigliano poemi imperituri.

 

Accenti più sofferti ha quest’altra poesia (senza titolo):

 

Ogni giorno rinnova il mio naufragio -

La luce del mattino

spazza d’un colpo come un vento impertinente

ogni vago proposito notturno.

Soltanto la tua voce

forse potrebbe darmi un po’ di pace,

una mezza salvezza ai giorni miei.

Ma tu non sei, ti ha inventata il mio sogno

per i miei pomeriggi sgocciolanti di noia,

perché il gelo non morda e l’afa non mi pesi.

 

Un altro folgorante esempio della produzione di un autore non ancora ventenne:

La mia casa vorrei che fosse quella

di un teatrante fallito; sui divani

ricoperti di drappi e la mobilia ipotecata

una ridda di panni

di colori di odori di traballanti palcoscenici

di applausi provinciali

(Vita di eterni carnevali!)

Meglio potrei conoscermi, un giorno

Oreste e Otello

Tristano Arlecchino;

e quindi prima che tramonti il sole

essere l’ombra pigra di un buffone.

Essere tutti se non son nessuno.

 

Nel 2021, dopo una più che trentennale parentesi, esce una nuova raccolta di poesie dal titolo Attraversare il nulla (etabeta), finalista nella XV edizione del Premio Giovane Holden nella sezione ‘Poesia Edita’: probabilmente la sua silloge poetica più articolata e matura, che deve trovare però ancora, complice la pressoché totale mancanza di promozione, lettori avvertiti e competenti. Proponiamo qui tre testi, scelti quasi a caso:

 

ANTICHE CASE

 

Scrostate mura

Pietre vive quali vive ferite

Portoni malchiusi

Alla polvere del tempo

 

Si inchina

La declinante sera

Ai bagliori di opache vetrate

Al frusciare del vento

Su scheletriti rampicanti

Come mani avvinghiate a un ricordo

 

Sarà ritorno o partenza

A rubarti lo sguardo stupito

Oltre i tetti e i comignoli

Al silenzio dei cumuli vagabondi

Nel perlaceo crepuscolo

 

Nel muto crollare della notte sul mondo.

 

 

FUTURO

 

Secoli e millenni

Stillati dal furore

Delle ore

Degli attimi

 

Giorni come stalattiti

Gocciolanti da crepe rocciose

 

Vacue clessidre

Perpetuamente

Invano capovolte

 

Quanto ancora rimane

Del tempo dissoluto

Consunto

Eternamente rivissuto

Sciolto nei destini del cosmo

 

 

PAROLA

 

Nella parola

La stanchezza del mondo

Il dono estremo

Di un cenno fuggitivo

 

Lascia la tua speranza

Al cancello di mesti giardini

Aiuole invase

Da cardi e spighe selvatiche

 

Restano pezzi di vita

Frammenti da non ricomporre

Polveri e sabbie tra secchi cespugli

 

Una parola non basterà

Quando la sera d’inverno indugia

E le case si fanno occhi troppo grandi

E la strada è uno strascico

Di brividi e rimpianti

 

Nel 2023 esce invece Vita Breve (puntoacapo Editrice), che compare nell’elenco dei sei finalisti alla X edizione del Premio Città di Como, sezione Poesia Edita.

Potete leggere nel file sotto come ne parla Dario Stanca nella prefazione.


GRAMOLINI ESTRATTO
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Per una tristissima coincidenza, il giorno stesso in cui l’autore è mancato, è apparsa sulla rivista di scrittura ‘Fare voci’ questa recensione del noto scrittore, poeta e giornalista Roberto Lamantea:

per leggere il contributo clikka QUI e scorri la pagina fino al penultimo articolo.



Sul suo wall fb Lamantea scriveva "Ma proprio oggi Giorgio Gramolini ci ha lasciato, dopo una lunga malattia. Ho scoperto per caso la sua voce poetica grazie proprio a Cristina, un'innamorata della poesia che mi ha segnalato il suo e altri libri. Ho scoperto così un poeta che non conoscevo: versi di cristallo, un canto alla vita che ricorda la dolcezza innamorata di Saba, di Penna, e affonda le radici antiche nei lirici greci. Poesie di pochi versi, come haiku che guardano con dolcezza e malinconia gli altri, la natura, l'amore, nella consapevolezza di un tramonto, di un addio. Si sente questa intonazione nei suoi versi, ma non sapevo della sua malattia."


Ricevuta la notizia della scomparsa dell’autore, che non ha fatto in tempo a incontrare di persona, in omaggio a quest’ultimo Roberto Lamantea ha pubblicato una poesia inedita:

 

SPLEEN

Sorprende la mente una nota

crudele, un cattivo pensiero.

Si adagia al guanciale la gota,

s’addensa un umore più nero.

La stanza risuona più vuota

laddove si invera il mistero

dell'ora perversa, devota

di un cuore che tace straniero.

Così mi hai lasciato le mani

soltanto per questa preghiera

a un Dio senza sguardo né voce;

per farmi inchiodare alla croce

di questa mia torbida sera

di lacrime senza domani.

 

 

Restano, in effetti, come intuisce e accenna Roberto Lamantea, da recuperare molti haiku (alcuni bellissimi), i sonetti e tanto altro materiale inedito che, complice l’incuria dell’autore, rischia di andare perduto per sempre; confidiamo però di poterlo ritrovare e riordinare nei prossimi mesi con l’aiuto della moglie Pinuccia e del fratello Alberto Gramolini.

 


Amante della letteratura e del cinema polizieschi, nel 2017 Gramolini si cimenta anche in questo genere con Storielle bastarde (Albatros), una raccolta di racconti ambientata nel mondo attuale, crudele e impietoso affresco di una società nella quale imperano volgari disvalori, sordidi impulsi, aspirazioni insulse e abiette, egoismi smodati: “Venti racconti brevi e brevissimi fra il thriller e il noir, il sadico e il sardonico, l’erotico e lo psicotico; tutti calati nella realtà del nostro tempo, con le sue manie e follie, le sue illusioni e perversioni. Una sfilata di personaggi tutti diversi gli uni dagli altri, ma sempre legati dal rifiuto della normalità, fino alle estreme conseguenze. Frequenti le allusioni e le citazioni - per lo più non dichiarate - di autori e personaggi, anche contemporanei.” (Dalla quarta di copertina)

L’autore premette un’avvertenza:

“I racconti che troverete in queste pagine sono, come si usa dire, frutto di fantasia, e pertanto l’eventuale coincidenza dei nomi con quelli di persone reali è da considerarsi casuale. Chi legge potrà tuttavia cogliere dei riferimenti alla cronaca contemporanea, o citazioni da opere più importanti; oppure credere di ravvisare tra i personaggi di queste storie qualche nota figura del nostro tempo… Chissà, magari avrà pure indovinato, ma non lo dica troppo in giro. In ogni caso questo libro avrà raggiunto il suo scopo se nella lettura qualcuno ritroverà in minima parte il divertimento che l’autore ha provato nello scriverlo.”

E con queste parole, in un raro tentativo di promozione, Gramolini presentava il libro al pubblico:

“GIALLO... THRILLER... NOIR...

La scoperta di un delitto? Il solito ispettore con la pipa che svolge le indagini? NIENTE DI TUTTO QUESTO! Qui troverete una carrellata di personaggi spinti dalle più diverse e perverse motivazioni ai gesti più estremi contro i propri rivali o anche contro sé stessi. C’è la ragazza che trova un modo efficace per vendicarsi del fidanzato fedifrago; il signore di mezza età che non sa scegliere tra la moglie e l’amante; l’aspirante suicida che cerca un contesto originale in cui dire addio al mondo… Una serie di racconti per lo più brevi o addirittura brevissimi, una successione di fatti ai limiti dell’assurdo, ma nessuno davvero impossibile in questo nostro tempo frenetico e sconvolto.”

 

 

Tuttavia, forse, l’ambito nel quale lo scrittore ha raccolto i maggiori consensi pubblici, anche se non rappresentava il suo interesse prevalente, è quello degli aforismi.

In questa veste, l’autore ha al suo attivo due raccolte, per un totale di ca. 600 aforismi, che gli valgono un posto non secondario tra gli scrittori di forme brevi italiani di questo primo quarto di secolo: Pensieri scorretti (Arduino Sacco Editore, 2014), silloge vincitrice del maggiore concorso aforistico italiano, il ‘Premio Internazionale per l’Aforisma Torino in sintesi’ (sezione ‘Editi’) nel 2016 (a pari merito con Roberto Morpurgo), e Frammenti di inesistenza (puntoacapo editrice, 2022) con cui ha ottenuto una menzione, sempre a Torino, nel 2022, e ha vinto nello stesso anno il prestigioso Premio Città di Como (sezione ‘Aforismi Editi’).

Nel 2011 si è imposto anche nel Premio Nazionale di Filosofia ‘Le figure del pensiero’, con sede a Certaldo (Sezione Aforismi).

Pensieri scorretti si segnalò fin dall’uscita per lo stile sobrio, concreto e incisivo, l’acutezza e la lucidità dell’analisi, e la versatilità nella scelta degli argomenti. La silloge, nella più pretta e consapevole tradizione aforistica, è eticamente incentrata sui temi fondamentali della vita quali libertà, giustizia, politica, i moti e le contraddizioni dell’animo umano, le storture della società, gli inganni e le illusioni della storia, fino ad approdare, quasi metafisicamente, alla riflessione sul destino ultimo dell’uomo:

“Se consideriamo quanto la nostra vita sia condizionata dai dispositivi e dalle apparecchiature che la modernità - spesso a nostro malgrado - ci mette a disposizione, possiamo ben dichiararci non utenti, bensì ostaggi della tecnologia.”

“A furia di propagandare la libertà per le masse, hanno ottenuto la schiavitù degli individui.”

“Ci hanno fatto credere che a far girare il mondo fossero le idee politiche e le grandi decisioni dei governi e dei parlamenti. Ora ci accorgiamo che la nostra vita quotidiana è condizionata dai decreti attuativi, le ordinanze comunali, i regolamenti condominiali.”

“I vecchi regimi combattevano le trasgressioni con le leggi e le prigioni; le società aperte le hanno sconfitte trasformandole in mode consumistiche, la più moderna e originale forma di controllo sociale.”

“La censura che si esercitava un tempo bruciando i libri, la si compie oggi producendone in quantità esagerata.”

“Il fanatico brucia nell’incendio che egli stesso ha scatenato. Il moderato affoga nella palude che egli stesso ha stillato.”

“Se cerchi davvero la libertà non concedere a nessuno il diritto di renderti felice.”

“Tutto ciò che ci fa vivere - gli ideali, i piaceri, financo l’acqua e il cibo - è anche ciò che ci avvelena, che ci farà morire.”

“La vendetta, ovvero come riuscire a sentirsi cattivi almeno quanto il proprio nemico.”

“La realtà come noi la percepiamo altro non è che una convenzione stipulata tra i nostri sensi e un ipotetico mondo esterno.”

“La vita è un sogno che fugge e tu puoi solo rincorrerla. La vita è un incubo che ti insegue e tu puoi solo scappare.”

“Accettare la vita, con tutti i suoi tormenti; oppure rifiutarla, con tutte le sue attrattive. Una terza via sarebbe pura sopravvivenza.”

“La natura non è stata matrigna verso il genere umano fino a quando questo non ne è diventato il figlio degenere.”

Nel 2022, con Frammenti di inesistenza, Giorgio Gramolini otteneva un nuovo prestigioso riconoscimento nell’edizione speciale del ‘Torino in sintesi’, che nell’occasione, dopo la lunga parentesi del lockdown, premiava libri pubblicati nei dieci anni precedenti. Queste le motivazioni addotte dalla giuria per il conferimento della menzione:

“L’autore ha saputo sviluppare, con lucida sobrietà e in uno stile sorvegliato, i temi ricorrenti del suo pensiero: le acute riflessioni sull’arte e sull’amore, la disillusa indagine sociale, lo scandaglio impietoso e sconsolato dei moti dell’animo umano, l’amara risentita esposizione di contro-verità sgradevoli, sempre operanti ma misconosciute, la denuncia polemica dell’imperante ipocrisia e la meditazione radicale e sgomenta sull’inafferrabilità della realtà circostante e della nostra stessa esistenza terrena.”

Il libro si suddivide in due parti: la prima (‘Sopravvivenza’), più intima ed ‘esistenziale’:

“Le nostre vite sono incisioni rupestri o segni tracciati sulla sabbia con un bastoncino?”;

“Chi sa di avere un sosia presuntuosamente dimentica di essere un sosia.”;

“Le promesse più difficili da mantenere sono quelle che facciamo a noi stessi.”;

“Vorrei lucidare l’immagine del mio presente, ma non riesco a togliere le incrostazioni del passato.”;

la seconda (‘Socialità’), volta ad analizzare piuttosto i rapporti fra le persone, i comportamenti dell’uomo in mezzo ai propri simili:

Se non vuoi sporcarti la coscienza, devi almeno sporcarti le mani.”;

“La tua assenza è più ingombrante della tua presenza, con l’aggravante che non posso metterla alla porta!”;

“Ci sono uomini che sanno essere più forti dei loro stessi principi.”

Nell’insieme emerge una sofferta sfiducia nella capacità dell’uomo di vivere in armonia con l’ambiente circostante e di costruire una società conforme ai più elementari principi di equanimità:

“La giustizia non saprà mai essere interamente giusta, per questo si barcamena oscillando tra la spietatezza e la tolleranza.”;

“Una giustizia che sa solo perdonare è debole e vana quanto una giustizia che sa solo vendicarsi.”

Talvolta, è vero, il tono appare più scanzonato, ma mai al punto di mascherare del tutto un fondo di insuperabile amarezza:

“Rivoluzionari del 2000: fuori dagli schemi ma mai fuori dagli schermi.”;

“Se non volete dirci la verità, fateci almeno sapere a quali bugie dobbiamo credere.”;

“La medicina che non sa inventare la cura, inventa la malattia.”

A dispetto della consueta varietà e ricchezza dei temi, la raccolta presenta una notevole unità di tono, di ispirazione, di gusto; le due sezioni si richiamano l’un l’altra, accomunate da un tendenziale, ma mai gratuito, pessimismo, come peraltro si conviene al genere letterario, nel quale Gramolini spicca come una delle voci recenti più autentiche e risentite nel nostro Paese.

Segnaliamo che su questa sua seconda pubblicazione aforistica ha scritto non molto tempo fa per la rivista online Odissea una puntuale e acuta recensione Lidia Sella dal titolo "LA GENIALE BREVITÀ DI GIORGIO GRAMOLINI" che potere leggere QUI.

 



Nella produzione letteraria di Giorgio Gramolini, Cento sogni (etabeta, 2022) rappresenta un episodio a parte, abbastanza curioso:

Da un po' di tempo, scriveva, è in circolazione questo mio "Cento sogni", resoconto di un gran numero di sogni che ho "frequentato" nelle mie notti nel corso di vari decenni, fino a quelli di pochi mesi fa. Ho tentato questo esperimento perché ritengo che la nostra attività onirica - indipendentemente dal significato psicoanalitico o premonitorio che le si possa attribuire e che in questo caso specifico non è tra i miei interessi - rappresenti una sorta di seconda vita, e in ogni caso, come affermo anche nella prefazione, una vera e propria forma di "esperienza". Illustri esempi mi hanno preceduto, come nei casi letterari di Jack Kerouac, Dolores Prato, Luigi Malerba e altri, ma qui ho tenuto in particolare al racconto il più possibile preciso e particolareggiato, senza abbellimenti stilistici, a costo di una prosa piuttosto sciatta e talora ripetitiva. In foto ho riportato il testo del primo capitoletto del libro, un sogno di tanti anni fa recuperato dalla memoria.

*

Giorgio se n’è andato due settimane fa, domenica 11 febbraio, al termine di una malattia affrontata con coraggio e lucidità, com’era nella sua indole, lasciando un vuoto incolmabile in tutti coloro che lo hanno conosciuto e amato. Resta il ricordo della sua persona schiva, umile, altruista, disinteressatamente impegnata in tante battaglie civili (il diritto all’eutanasia, la tutela di un ambiente sempre più minacciato dalla follia della nostra specie, soprattutto la difesa degli ultimi fra gli ultimi: gli animali [tutti gli animali senza eccezioni], i più reietti fra le creature); resta, anche, l’eredità organica, coerente e insieme frastagliata, di un’attività letteraria che, nonostante le tante dure prove che si trovò ad affrontare e lo assorbirono nella vita privata, egli seppe perseguire con costanza incrollabile: una produzione complessa, ma coesa e riconducibile a un nucleo comune, che meriterà, anche al di là dell’emozione nell’immediatezza della scomparsa, di essere tramandata e riscoperta negli anni venturi, con più perseveranza e fermezza di quanto l’autore, indifferente al successo e riluttante a promuovere le proprie cose, non ne abbia messe in vita.

Postume stanno uscendo in questi giorni, per il piccolo ma prestigioso marchio di Babbomorto Editore, fondato da Antonio Castronuovo a Imola, due plaquette: una breve silloge di nuove poesie, della quale ancora non conosciamo il titolo, e un’altra contenente alcune deliziose traduzioni da Laforgue, Baudelaire e Borges, intitolata semplicemente Quadernino di imitazioni - termine, quest’ultimo, già utilizzato da Leopardi per una sua versione dal francese Arnault, e qui ben calzante in quanto Gramolini non ha cercato tanto di rendere il contenuto letterale degli originali, quanto i temi principali, la sostanza, mantenendone lo schema metrico e la posizione delle rime, nell’intento di conservare quello che avrebbe chiamato ‘l'incanto’ del sonetto: un estremo vibrante omaggio a tre fra i suoi grandi maestri.

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