Paolo Valesio, El Testarudo

El Testarudo

ovvero

La gloria appartiene all’albero




“Cari amici alberi

vi hanno formato una

scorza più dura che nessun

pensiero possa più

penetrare”


(versi inediti di un amico)



Un uomo di occhi appassiti e testa di alveare abbandonato in autunno guarda dal suo bunker cittadino spicchi del cortile non suo in cui trionfa il puntocielo dell’ippocastano testardo (quello che le noci le darebbe soltanto ai cavalli) –– che lottava contro l’estate siccitante e adesso contro la cupezza del tardo novembre –– dal suo tronco nero lucido inflessibile continuano ancora a spunzonare fuori rami verdi l’uomo sente il proprio dolore di natura anche come impossibilità di mai più arrivare ai boschi.





A volte


“L’acqua è sciocca”

(L’Idraulico)



L’indispensabile vita è a volte sciocca

come l’indispensabile acqua

e la sua della vita scioccherìa si rivela

spesso nei sogni –– come quando

una piccola voce francese lacera

la sonnosognante cortina:

“Abasourdi par la tendance à mourir”

poi la lacerazione si richiude nella lisciezza

della saggezza.



Incertezza

Per una birreria di Bruxelles che si chiamava La Mort subite


L’acciottolìo dentro il cervello che si aggiunge

all’effetto generale di pericolosa

perché vertiginosa

levità di testa: è un preannunzio vicino

o è semplicemente il modo in cui d’ora in avanti lui vivrà?


Il problema è vedere

il presente–nel–futuro senza cadere

nella trappola dell’oggettivo (“Chi vivrà vedrà”)

perché ciò che veramente è questionato è il soggetto:

Che cosa vedrà / sta vedendo

Il destinato a non vedere più

Nell’istante seguente a quello

in cui il suo non–vedere ha avuto inizio?



La città che sale


Per Umberto Boccioni



Ma sabato di mattina la città non sale ancora è dolce nel dormiveglia sembra quella dei bei sogni pezzenti di una volta quando era un paesone e lo sapeva (adesso è ancora un paesone ma l’ha dimenticato) –– fra poco avrà inizio il passeggio degli umani protetti da un onnicomprensivo sguardo parmenideo o buddhistico. Un quarto sono pazzoidi non diagnosticati i quali contano sul fatto che non lo saranno mai (pochi danni collaterali con cui si può convivere) un quarto: paranoidi diagnosticati (dentro la cui persona gli opposti estremi si accarezzano) un quarto sono tipo “turista” o “artista” o “imprenditore” o “personaggio politico” (e tutti –– se guadagnano abbastanza soldini –– si guadagnano il rispetto dei concittadini) l’ultimo quarto è composto da coloro che hanno una qualche fede o fiducia e sperano giustamente nella Valle di Josaphat poi quando il pomeriggio si addenserà in sera Mefistole volitando fra le nubi e i marciapiedi con il suo pipistrello di mantello foderato di rosso darà il segnale dell’orgia cheap degli spritz che offrono illusioni di metropoli e la speranza di scavalcare in una semincoscienza la domenica per arrivare al giorno in cui la città si decide a salire.















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