Luigi Picchi su Matteo Munaretto, Preparativi per l'arca

Matteo Munaretto, Preparativi per l’arca, Moretti & Vitali, Bergamo 2021, pp. 176, € 12,00.


Con questa ampia ed articolata silloge di Matteo Munaretto ci troviamo di fronte ad un’opera ambiziosa ed impegnativa, ad una sorta di poema etico dove motivi privati ed elegiaci s’intrecciato ad un destino collettivo incerto nelle sue declinazioni storiche, ma definito nei suoi contorni morali e spirituali: «Ho taciuto nel mezzo della tormenta. / I pensieri sbattevano qua e là. / Scuotevano, davano colpi e capogiri, / soffiavano paure. / Non si vedeva quasi nulla. / Non si vedevano più stelle. / Ho resistito». La coraggiosa difesa della poesia si pone come visione lucida e nel contempo profetica della condizione umana: «Se toglieranno di mezzo i cantori / gli egisti prevarranno, / sarà tutto compiuto il tradimento. / Saranno stesi tappeti di porpora, / il re disonorato / e il grembo della casa sarà sangue». Ulisse, Enea e Noè sono uniti in questo percorso simbolico, oltre che dal tema del viaggio salvifico, anche da un fil rouge che attraversa la civiltà classica, greco-latina per ultimarsi nella profezia biblico-cristiana: «Il rombo del male cresce. / Il mare non smette di parlare. / Parlerà. / Nonostante tutto parlerà. / E noi siamo ancora in dolce attesa. / Sfidiamo così / i padroni di questo mondo». Ricorrente è il tema della paternità che non si esaurisce nella funzione pedagogica o nella condivisione dello stupore infantile, della meraviglia dell’infanzia da intendersi come ritorno ad un’innocenza originaria, purtroppo minacciata dalla Storia, ma anche in una vera e propria collaborazione come quella che unisce Ulisse a Telemaco nell’eliminazione dei Proci o quella di Noè con il figlio: «Tieni salda la barra, figlio mio, / e non temere. / La vita è salva in questo grembo. / Noi siamo solo i custodi. / Abbiamo questo compito e lo compiremo. / Ricorda che l’arca è stata edificata / con misure precise / eseguite in ogni punto / con abnegazione e purezza tagliente. / Ora lascia che il disordine degli elementi / sia sconfitto». La lezione di Rebora, di cui Munaretto è esperto conoscitore, di Caproni e di Luzi assieme alla rivisitazione dei grandi miti odeporici, fa di questa raccolta un testo originale e coraggioso che spero faccia parlare di sé e possa configurarsi come archetipo per altre opere simili per lungimiranza. Dopo il Catone Uticense dantesco, ecco il Catone censore «Non hai fin da principio dissodato / come me la giovinezza / la terra avita, in parsimonia / atque in duritia / voltando e rivoltando / le dure selci sabine. / Hai provato, dici, fatica / più grande in più duro lavoro, / togliere sassi, ogni giorno, anche tu / ma dal cuore». Dissodare, sarchiare, tenere pulito quel fazzoletto di terra che è l’anima perché sia meno opaca a causa i miasmi del mondo, questo il compito, ascetico, del poeta.


Luigi Picchi



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