Eleonora Bellini, Fare poesia con i bambini in biblioteca

IL MIO POETA CON LA PENNA IN MANO


"Nelle poesie dei bambini troviamo questi momenti d'incanto, di tenerezza e anche di dolore, l'insieme dell'esperienza esistenziale. E' vera poesia? Noi diciamo di sì'' scriveva Mario Lodi nel contributo donato per la piccola pubblicazione, "I bambini e la poesia", che usciva a Borgomanero nel maggio 1987 a conclusione di un intenso periodo di laboratori poetici alla biblioteca ''Achille Marazza''.

Ma perché poesia in biblioteca? Non sarebbero potute bastare le bibliografie, le proposte di lettura, i bollettini? In quel momento no. In quel momento si dovevano cercare i lettori e ricucire i rapporti con le scuole, specialmente con quelle dell'obbligo. Questo si doveva fare, come notavo allora - e vale ancora – con modalità e in una prospettiva che intendesse ''il libro come compagno oltre l'istruzione d'obbligo, oltre i doveri scolastici, proponendo un libro amico, un libro simpatico approdo di ricerche e di scoperte tutte personali''. Un libro che sapesse divertire, accarezzare, dunque, e che diventasse solo nostro, che volasse fin dentro di noi, tra testa e cuore. E quali parole meglio di quelle della poesia avrebbero potuto alzarsi in volo insieme ai bambini?

Partirono i laboratori, che sarebbbero poi continuati fino al 2017, fiorirono le poesie, tutte rigorosamente scritte in biblioteca durante gli incontri.

L'ascolto e la lettura di poesie d'autore (poesia tout court perché non è giusto dividere la poesia "per adulti" da quella "per bambini"), Rodari a grande richiesta, ma anche Formentini, Garcia Lorca, Scialoja, Majakovskj, Éluard, Shirin Ramzanari Fazel, Bessa Victor, Jimenez, Marianni, Pascoli, Viviani e tanti tanti altri, attrassero e coinvolsero subito i partecipanti. Ascoltate con le orecchie, comprese con l'intelligenza e col cuore, come sempre avviene nei più piccoli, le poesie ispirarono testi personali profondi, liberi, vivi, non condizionati dalle paure e dalle preoccupazioni che talvolta generano le prove scritte in ambito scolastico. Perché la biblioteca è uno spazio di libertà, nel quale si può anche dire di no e cambiare strada, aprire un'altra pagina, cercare un altro libro, cimentarsi con uno scritto che non riceverà un voto, tentare un calligramma, disegnare le parole.

L'impresa di raccontare le poesie dei bambini richiederebbe però non un breve articolo, ma un libro, o forse due o forse tre: difficile e lunga impresa. Per questo mi limiterò qui a due esempi.


Il primo narra l'incontro con la paura in poesia. I bambini conoscono le paure proprie, raramente immaginano quelle degli adulti. Leggiamo dunque tre liriche di Giovanni Pascoli, che di paure nella sua vita ne conobbe tante: Notte di vento, Il lampo, Notte dolorosa. Tre momenti di oscurità e di solitudine di un grande poeta, un letterato che, con la memoria del cuore, rivive tremori e timori dell'infanzia, quell'infanzia che l'anagrafe ha sepolto e tuttavia vive ancora: il vento che scuote la notte; il temporale dalle livide luci crudeli; il sospiro roco del mare; la solitudine di un bimbo che piange mentre le stelle, in alto e lontane, passano senza curarsi né di lui né di altri umani quaggiù.

Prima di leggere Pascoli, però, chi vuole racconta le proprie paure. Le prime che i bambini citano sono le paure fiabesche: le streghe, i fantasmi, i mostri, gli zombies e le altre creature che narrazioni, film e cartoni animati propongono loro. Poi, quando il ghiaccio un po' s'è rotto, emergono le paure reali, quelle quotidiane, le paure senza avventura: la perdita degli affetti, l'abbandono e il rimanere soli, nel doppio senso sia del "soli in casa" che del "soli al mondo"; le malattie dei familiari; la morte; alcuni animali, dai cani ai calabroni; i temporali violenti; l'ascensore; la notte e i suoi rumori, ma anche quel silenzio profondo che talvolta si diffonde nel buio e al quale più nessuno è abituato.


Le tenebre buie

che ti circondano

e ti spaventano.

Il corridoio scuro

e silenzioso,

il rumore dell'interruttore,

che si accende e si spegne.

Le lunghe scale,

che sono vuote

e continuano una sopra l'altra,

e la paura si fa sentire


scrive Giada, dipingendo, come in una sequenza cinematografica, il preludio allo scatenarsi della paura. E le fa eco Aurora:


Ho una grande agitazione,

come se

mi uscisse il cuore.


Alessandro insiste con una visione notturna:


Quanto sei scura e nera,

paura, come un calabrone.

Durante la notte, pensando

agli spettri nell'aria,

anche l'ombra

hai fatto sparire.

Quanto scura

questa notte.


Maria Jiang traccia in versi essenziali, che mi piace pensare dettati dalla tradizione antica delle liriche cinesi, il ritratto di una notte senza luna, nella quale i bambini tremano, prigionieri del buio:


Notte tempestosa,

con la luna nascosta

e le porte chiuse.

I bambini hanno paura.


E Alex ci conferma nella sua poesia che:


La paura ti colpisce al cuore,

non puoi liberartene.

Per esempio un ladro

ruba e fugge,

la paura ruba ma non fugge.

Quando sei in compagnia

te ne dimentichi,

appena torni a casa

e sei solo

ti ritorna in mente.


La poesia è amica dei bambini, fa luce dentro di loro e fa luce per tutti, anche per quelli che a scuola non prendono quasi mai 10 e che, inaspettatamente, colgono ed esprimono più a fondo la voce dei versi attraverso altri versi, i loro. Questo aspetto della poesia, la capacità di liberare ed elevare le doti inattese e profonde di bambine e bambini che, nelle attività scolastiche tradizionali, gli insegnanti non avevano notato, rimane costante nel tempo, dagli anni ottanta del Novecento fino a oggi.

Il secondo esempio è tratto dai laboratori ispirati al tema "Specchiarsi. Io e te, tu e io, e noi e voi e loro". Il tema riguarda la psicologia e l'autocoscienza, ma è profondamente e soprattutto interculturale e viene trattato dalle bibliotecarie dal punto di vista della narrazione, della storia e della poesia. E' facile per i bambini comprendere ed esprimersi.

Lo specchio riflette il nostro volto, scrive Antonio, ma non solo:


E noi chi siamo?

Noi non siamo noi.

Noi ci guardiamo allo specchio

e non siamo noi, ma siamo tutti.

Anche se siamo diversi

per il carattere

per il colore della pelle

per i sentimenti

e per i gusti

siamo tutte persone

e siamo tutti

uguali


Letizia dipinge in liberi versi:


Uguali.

Io non sono io

se tu non sei tu.


Due parole diverse

che appartengono

alla stessa persona.


Noi

siamo diversi nell'aspetto

ma uguali nell'anima.


Due cavalli

che corrono insieme

nella prateria.


Il vento

nelle loro criniere

è come le parole che ci sussurriamo.


Noi parliamo una lingua diversa,

ma la parola pace rimane la stessa.

Un'ombra cala sui versi di Michele:


Sarai tu?

Mi guardo allo specchio

e vedo te:

sei la mia copia,

sei la mia ombra,

ma chi sei?

Sono io, sono te...

sono nessuno.

E Ndiaga racconta di sé e di altri amici venuti da lontano e pone una domanda grande come l'universo:


Non siamo entrati nella scuola

per creare confusione.

Non siamo entrati con rabbia,

ma pacifici con la voglia di sapere.

Se ci trattate come persone

diverse e inutili

come facciamo a condividere

la nostra vita e i nostri sogni?

L'intelligenza, nel suo significato etimologico di ''guardare dentro'', e la saggezza, intesa come "salvezza della mente e del pensiero", sono dunque possedute ampiamente dai bambini, quando vengono messi in condizione di esprimersi spontaneamente, grazie al dono del tempo, della benevolenza e dell'ascolto da parte degli adulti. E la poesia è un'occasione privilegiata per far questo: miracoli della poesia, miracoli dell'infanzia, i versi dei bambini e dei preadolescenti sono capaci di confortarci, di regalarci qualche gioia e briciole di speranza. Tuttavia viene da chiedersi che cosa sia accaduto, quali mostri abbiano deviato le parole, quali arpie abbiano rubato i sogni e il senno, quali ladri abbiano saccheggiato la naturale innocenza delle menti, se ora, divenuti adulti i piccoli di allora, le cose vanno come vanno, si intorbidano e si degradano, volgono al peggio. Chi era adulto già allora ci pensa spesso. E non se ne capacita.


Eleonora Bellini



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