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#cosaleggeleditrice - New Jersey di Marco Bini

Lettura dell'11 luglio apparsa sui canali social





Son due giorni che Matteo Fantuzzi posta cose che mi fanno girare il cervello a mille. Prima una riflessione sul fango che ricopre e poi restituisce gli oggetti e poi stamattina una lettura acuta al libro di Lorenzo Mari che trovate su UniversoPoesia - Strisciarossa (vi metto qui il link: https://www.strisciarossa.it/i-non-cancellabili-i-non.../...). . Dicevo dopo aver letto entrambe i post mi è rimasto un rumore di fondo, uno di quei ronzii che ti impongono di seguire i pensieri e così 10 minuti fa ho capito. C’è un libro del quale mi ero ripromessa di scrivere che era lì ad aspettare. Perché non trovavo la chiave di lettura adeguata. Ora c’è. . Il libro è “New Jersey” di Marco Bini edito da Interno Poesia e la chiave è quella della provincia ok, ma vorrei andare un filo più a fondo. (Volutamente tralascio la questione formale dei versi, in tanti ne hanno scritto e credo che comunque sia qualcosa che salta subito all’occhio). . Nel libro non c’è solo la vita di provincia intesa come luogo ai margini ma c’è l’idea della polvere, non quella che si deposita sui mobili, ma quella di quando il fango secca e allora può essere scrostato. Questa operazione lascia dietro di sè sempre un alone, della polvere biancastra che persiste nella trama delle cose, nelle fessure che si sono create (quanto prima non importa, ci sono) ed è una polvere che parla. Che racconta un passato e un presente che vivono insieme, che si rincorrono e che cercano di capirsi, talvolta di giudicarsi come terzi a sé stessi. . La provincia di Bini è anche uno sguardo a latere sul mondo, sulle vicende che tendiamo a voler tenere lontane o che percepiamo lontane, ma che nella civiltà sono invece questione di tutti; diventano vicende sociali (una volta avrei scritto umane, ma oggi questo temine “umano” è stato svuotato). Uno sguardo alle polveri del mondo. .


E come tutte le persone che indugiano in uno sguardo terzo non può che confrontarsi anche con una ricerca verticale, una domanda verso l’infinito e verso ciò che dovrebbe/potrebbe dare forma diversa al fango e alla polvere, a tutto quello che viene dimenticato a discapito degli scintillii. . Ecco per me il nucleo dei questo libro sta nella sua visceralità e nella sua radice territoriale. . .




In foto le due poesie che ho letto e riletto di più.

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