Alí Calderón - Messico
- 2 giorni fa
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El sin ventura Juan de Yuste è un’opera in cui l’autore Alí Calderón racconta, attraverso una poesia “investigativa”, l’episodio che nel 1520 portò una colonna di conquistadores a cadere nelle mani della resistenza indigena mentre era in marcia verso Tenochtitlan; come mette in evidenza il poeta e critico messicano Mijail Lamas: «troviamo non solo invenzione, appropriazione o riscrittura, ma un vertiginoso intreccio di voci, punti di vista e trame foniche. Questo libro è un audace mostro verbale, esempio di una nuova epica che mira allo smantellamento e al rimontaggio della storia».
Approfittando dei mimetismi linguistici e della polifonia racchiusa nel libro, mi sono permesso, come traduttore di fare una versione ispirata alla lingua italiana del 500 e inizio del 600. A volte anche i traduttori hanno diritto di svagarsi nel fare una traduzione.

Perché calando per un’erta costa
e per un rio sentiero
ove varcar non ne fu dato se non
uno
a
uno
tutti pedoni
menando i destrieri alla destra
conciossiaché fosse il tramite assai angusto;
e i congiunti del Cacamatzin
ivi in celata posti
da l'una e l'altra parte
al malagevole varco
ne cinsero
e ne occisero
e ne tolsero la
vita
per far di noi sacrificio.
*
Porque abaxando por una cuesta
y mal paso
por donde no pudimos pasar sino
uno
a
uno
todos a pie
trayendo los caballos a diestro
porque era muy angosto el camino
e puestos los deudos del Cacamatzin
en celada
de una parte
y de la otra
el mal paso
nos prendieron
e mataron
e tomaron la
vida
para nos sacrificar
**
Si vestirà la notte con il mio corpo
Il mio corpo si verserà nella pioggia
Fiorirò di uccelli un sabino
Sarò io stesso l’acqua e la cisterna
È il cuore mio È il vento
che si insinua tra il granturco
Sono la carne e sono il totomoxtle*
Ormai la pietra si apre il passo dentro di me
Tutta la mia vita batté nel petto
il suo affilato silenzio
* foglia secca che avvolge la pannocchia di mais
*
Va a vestirse la noche con mi cuerpo
Mi cuerpo va a derramarse sobre la lluvia
Floreceré de pájaros en un sabino
Seré yo mismo el agua y el aljibe
Es mi corazón Es el viento
que serpea entre la milpa
Soy la carne y soy el totomoxtle
Ya el pedernal se abre paso dentro de mí
Toda mi vida me latió en el pecho
su afilado silencio
Tlayouisyotl Noxochitlakentis Ika notlakayotsin
Niman notlakayotsin melauak patis itlan kiyajtle
Niponis ken totomej uan uajnemej ipan se aueuetl
Kemaj niyes niatsintle niman niateostotl
Noyoltsin yes
Ajakatsintle uan notlatlaloua ijtik mijle
Kemaj ninokuepas ninakatl niman nitotomoxtle
Kampa nojtikopa ye yolik tlapanti on chikauak tetsintle
Tetsintle uan tsikuintoya noyelpan
uan maske xnauate ompa uajtentsotlantok
[náhuatl]
tradotto al nahuatl da Martín Tonalmeyotl
**
Mutar solo lo patibolo
Giunto è Messer Gonzalo Pantoja, et riferisce che Guillerme de Croy
pronunziato ha il mio nome;
onde conviene che con ceppi et catene
io guidi li miei passi verso il funesto tronco.
Crollami l'orbe intero addosso.
Tutta Toledo, ne la Chiesa Maggiore, dinanzi a la Porta
de le Pentole,
sputerammi nel volto quasi fossi mendace et ribaldo.
Ché il corpo mio strazieranno: una gamba a la
Porta de la Cerniera,
le mani a la Porta de li Alarcones, la testa ne li
Dodici Canti.
Appeso sarò a guisa d'agnello.
Vedrò appressarsi il tristo carnefice,
et patirò la sua poca industria.
Già dal busto divisa, rotolerà la testa.
Odo ora cadere una ghianda di sughero,
sorda et secca, et li miei occhi fissano le schegge,
la paglia del ferale impalcato.
Fosse ciò in Toledo, o fosse
in questo misero borgo moresco:
niuno può fuggire al proprio fato.
*
[Trocar solo el patíbulo]
Vino el Gonzalo Pantoja e dice que Guillerme de Croy
dixo mi nombre,
que con grillos habré de encaminar mis pasos rumbo al
cepo.
Me viene el orbe encima.
Toledo toda, en la iglesia mayor, frente a la puerta de
las ollas,
me escupirá en el rostro tal si fuese un mendaz bellaco.
Que me habrán de tajar el cuerpo: una pierna en la
Puerta de Bisagra,
mis manos en la Puerta de Alarcones, la cabeza en los
Doce Cantos.
Me tenderán como a cordero.
Veré venir al trístido verdugo.
Padeceré su poca industria.
Ya separado el tronco, rodará la testa.
Oigo agora el caer de una bellota de alcornoque,
sorda y seca y mis ojos mirando las astillas,
la paja del tablado.
Fuese en Toledo o fuese
en este pueblo mísero morisco:
nadie se lisca de los hados
Tutte le poesie qui presentate fanno parte della silloge: El sin ventura Juan de Yuste (Valparaíso Ediciones, Spagna, 2023; Plural, Bolivia, 2023; Círculo de Poesía Ediciones, 2024; Cascahuesos, Perù, 2024)
Alí Calderón (Città del Messico, 1982) è poeta e critico letterario. Ha conseguito il dottorato in Lettere presso l’UNAM ed è membro del Sistema Nazionale dei Ricercatori dal 2013. Gli è stato conferito il Premio Iberoamericano Bellas Artes de Poesía Carlos Pellicer per l'opera pubblicata nel 2024. Ha ricevuto inoltre il Premio Latinoamericano de Poesía Benemérito de América e il Premio Nacional de Poesía Ramón López Velarde. Borsista della prima generazione della Fundación para las Letras Mexicanas nell'area della poesia. Per il suo lavoro come editore e fondatore della rivista Círculo de Poesía, nel 2014 ha ricevuto in Cina e negli Stati Uniti il Poetry East-West Award e, nel 2025, il Premio Andrei Biely assegnato nella Federazione Russa. È autore delle raccolte di poesie Imago prima, Ser en el mundo, Las correspondencias, pubblicata da Visor in Spagna nel 2015, tradotta in inglese (Valparaíso USA, 2017) e in italiano (Ensemble Edizioni, 2023), e El sin ventura Juan de Yuste (Valparaíso Ediciones, Spagna, 2023; Plural, Bolivia, 2023; Círculo de Poesía Ediciones, 2024; Cascahuesos, Perù, 2024); dei libri di critica La generación de los cincuenta (2005), Del poema al transtexto. Ensayos para leer poesía mexicana (2015), Piedras para una poesía trasatlántica (2017), Poesía panhispánica. Apuntes para una constelación (2021). Attualmente è docente del Dottorato in Letteratura ispanoamericana





















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