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Mauro Ferrari, La macchina del tempo di Raffaele Floris

Raffaele Floris, La macchina del tempo, Nota di Ivan Fedeli, pp. 82 € 12,00 ISBN 978-88-6679-350-2


La macchina del tempo si avvale di una profonda e centratissima prefazione di Ivan Fedeli ed è la naturale evoluzione della poetica di Floris, sia dal punto di vista contenutistico che espressivo e stilistico.

La voce di Floris, impostata con tanta precisione e originalità fin dagli esordi, si mantiene sul prediletto registro basso, colloquiale ma sorvegliatissimo, con inflessioni lirico-elegiache di stampo crepuscolare e segnatamente gozzaniano – come provano anche le spie sintagmatiche più o meno oblique (una per tutte: “contempli le mimose / di quel giardino che non puoi lasciare”, p. 51), e un “catalogo di oggetti” e presenze che rimanda al tempo andato. Siamo quindi in perfetta continuità e coerenza con le raccolte precedenti: troviamo così “chiuse” (p. 63), “rogge” (p. 27, p. 59, p. 70), “mattoni” (p. 57) e molte altre presenze quasi totemiche della sua poesia, come le variazioni sul tema dell’ubi sunt (“Dov’è finito il cielo delle rondini / migranti”, p. 23; “Che ne è stato di quel mondo”, p. 30; “Se non ci sono più le case basse”, p. 74); la stessa versificazione, che mantiene fedele all’amato endecasillabo, rappresenta una misura che sfrutta al meglio l’orecchio musicale di Raffaele, poeta “tradizionale” non nel restare fedele a un decoro poetico fuori dal tempo, ma poeta modernissimo che si aggrappa alla tradizione letteraria come frammenti con cui ha puntellato le sue rovine, per citare un ovvio Eliot.


Con gli anni, questa area tematica si è chiaramente rafforzata nel segno di una meditazione e riflessione sui ricordi, sui cambiamenti in sé e nel mondo: sul tempo, alla fin fine, come attestato dai titoli delle raccolte, a cominciare da Il tempo è slavina del 1991. Se c’è una modalità favorita con cui l’Io poetante di Floris (appunto: il punto di vista più che l’oggetto tematico) si estrinseca nei versi è proprio l’osservazione del mondo che cambia e il confronto con un passato che può apparire solo fino a un certo punto come un vagheggiamento edenico, mentre è funzionale a marcare un chiaro distacco dal proprio tempo (“Non lo amo, il mio tempo, non lo amo”, diceva già Sereni ne Il sonno, 1965).


Dove è, allora, la novità di questa raccolta? Basta scorrere il libro per trovare testi visivamente difformi a livello di impostazione: sono poesie più brevi, non suddivise in strofe, che pur mantenendo il tono tipico di Floris ampliano la riflessione oltre il perimetro di ciò che si vede e sente nell’esperienza strettamente biografica: l’occhio del poeta va oltre, accoglie frammenti di un presente più ampio e affronta il male del mondo, per così dire, come appare dalla cronaca più che dalla storia. I testi ci presentano una galleria di luoghi e figure martirizzati da un male quasi invisibile, che ha agenti e colpevoli, ma che si presenta come un’ombra sulla realtà – e “ombra” è lemma che ricorre lungo tutta la raccolta in varie sfumature, con ben 11 occorrenze.

È come se il poeta, già incline a proiettare l’ombra del passato sul presente e a vedere l’ombra come contraltare della luce (“quel lume che si accende / ci dice l’ombra”, p. 45) si accingesse a mostrare l’ombra del male attorno a noi e nella storia, ben sapendo però che non c’è via di fuga (“C’è forse un modo di abitare l’ombra, / c’è una sapienza in tutto quel silenzio”, p. 13).


Ecco che ancora una volta l’Io poetante è testimone, ci parla del nostro tempo e di noi.

Raffaele Floris è nato a Pontecurone nel 1962, ove vive tuttora. Sue poesie sono apparse nella rivista La clessidra, nell’antologia Poesia Alessandrina (Joker, Novi L. 1999) e nell’Antologia della poesia in Piemonte e Valle d’Aosta (puntoacapo, Pasturana 2012), nell’Antologia della poesia in provincia di Alessandria (ivi 2014) e in riviste online come larecherche.it, ladimoradellosguardo.it, alfredorienzi.wordpress.com.

Dal 2013 è membro della giuria del concorso “G. Gozzano-A. Monti” di Terzo (AL). Recentissima è invece la sua collaborazione con l’International Web Post con le rubriche Proposte di lettura e Rileggendo Poesia.

Ha pubblicato: Il tempo è slavina (Lo Faro, Roma 1991); L’ultima chiusa (Joker, Novi L. 2007); La croce di Malta (romanzo breve, puntoacapo, Pasturana 2013); L’òm, l’aşi e ‘r pulóu (detti, proverbi e filastrocche in dialetto pontecuronese, con cenni di grammatica, PiM 2016); Mattoni a vista (puntoacapo, Pasturana 2017); Senza margini d’azzurro (ivi 2019).


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