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Marco Beck, La cuccetta

La cuccetta


A volte capita che non so perché sono felice.

Margherita



Obbedendo a uno di quegli estri

che ogni tanto (anzi, per essere precisi,

di frequente) ti accendono la mente

e danno fuoco all’esplosivo della fantasia,

ti sei inventata un gioco nuovo, insolito:

“di ruolo” lo si potrebbe, penso, definire.

Con l’aiuto della nonna, sei salita

– ti sei arrampicata – fino a uno scaffale

del nostro ripostiglio, a mezz’altezza.

Lì ti sei accucciata, inizialmente, e poi

su un fianco, come per dormire, coricata.

Fingendo che di una cuccetta si trattasse.

Una cuccetta di…? Forse di una nave?

Perlomeno, così nell’immaginazione mia.

Ma tu, probabilmente, dato lo stile

prevalente di vacanza della tua famiglia,

ti sarai figurata all’interno di un rifugio

ad alta quota, in Val Rendena o Val d’Aosta.


Ti vedevo invece io, dalla prospettiva

eurocentrica di un nonno ben provvisto

di pensione, di un reddito adeguato,

come una piccola, povera migrante

tratta in salvo da un’operazione umanitaria.

Ti trasfiguravo, con sottile struggimento,

in una bimba dalla pelle bruna o nera

(avoriana? nigeriana?), ambrata od olivastra

(afghana piuttosto che siriana?), raccolta

dai soccorritori in alto mare, lungo la rotta

del Mediterraneo, aggrappata alla chiglia

d’un barcone di scafisti alla deriva.

E l’euforia dipinta sul tuo viso s’era,

allo sguardo del mio cuore, capovolta

in un’espressione di tristezza non meno

afflitta dal timore per un futuro incerto

che dall’angoscioso ricordo del passato.


Mi aveva insomma il tuo gioco stravagante

– un giorno, diventata donna e madre,

se non addirittura nonna, capirai

la ragione di questo mio stravolgimento –

evocato, per contrasto, il dramma migratorio

che alle porte del nostro continente

non cessa di bussare con flebile speranza,

trovandole di rado disponibili ad aprirsi.

Riuscirà, mi chiedo, la tua generazione

a non tenerle scandalosamente chiuse?

Dopo tutto, è un’apertura che già tu

stai sperimentando alla scuola dell’infanzia,

dove in simbiosi naturale, in amicizia

passi le giornate con Jeannette, con Ibrahim,

con Daniil e con Kevin, con Nix e con Jun-Tao.




Nota bio-bibliografica

Marco Beck vive a Milano, dove è nato nel 1949. Laureato in lettere classiche all’Università Statale di Milano (1973), per un ventennio (1976-1995) ha ricoperto il ruolo di redattore e poi coordinatore delle collane di classici della Mondadori. È stato in seguito, fino all’inizio del 2005, direttore letterario delle Edizioni San Paolo. Dal 2006 al 2012 ha diretto, presso le Edizioni OGE, la collana di narrativa «Oleandri». Attualmente freelance, continua a collaborare con varie case editrici.

Come poeta, dopo l’esordio nel mondadoriano «Almanacco dello Specchio», n° 9, 1980, con la “suite” E nella tempesta, ha pubblicato: Una via della croce (IPL, 1989; OGE, 20092), E c’era la madre di Gesù (IPL, 1990), Sulla bocca e nel cuore. Quattordici stazioni di una “Via Christi” (Confronto, 1996), Il pane sulle acque (Ares, 2000, 20032), Un’eternità di passaggio (Aragno, 2004), Fendenti di luce (Aragno, 2010), Sarai raggiante. Variazioni poetiche sul tema della Natività (Ladolfi, 2013), Grideranno le pietre (Ladolfi, 2016), Poesie e poemetti scelti (in «Kamen’», n° 54, gennaio 2019, con un “dossier” a cura di Daniela Marcheschi), Sei tu colui che deve venire? Dialoghi e monologhi tra poesia, prosa e teatro per un’immersione nel mistero di Cristo (puntoacapo, 2019), Il sorriso di Lalage. Incontri poetici con la bellezza di volti, voci e cuori femminili (Ladolfi, 2021).

Finalista al «Pen Club» nel 2001 e al «PontedilegnoPoesia» nel 2016, ha ottenuto premi significativi, quali il «Camposampiero» 1990, il «Libero de Libero» 1995, il «Basilicata» 2003. Alla sua cristologia poetica il gesuita Ferdinando Castelli ha dedicato un saggio in Gesù, insonnia del mondo (San Paolo, 2013).

Vincitore di un concorso di narrativa bandito da «Avvenire», ha visto un suo racconto, Satis est potuisse videri, inserito nell’antologia Racconta il tuo Dio (Oscar Mondadori, 1993). Nel dicembre 2001 il mensile «Fogli» ha ospitato un suo romanzo breve, Natale in casa Arnolfini. Nel 2019 ha contribuito al volume di narrativa natalizia La Stalla aveva per tetto una Stella (Mimep-Docete) con il racconto Il sogno dei padri.

Ha tradotto e commentato testi di Arthur Rimbaud (i giovanili carmina latini nel «Meridiano» delle Opere, Mondadori, 1975), Thomas Mann (alcuni dei Racconti editi in un Oscar Mondadori, 1978), Hans Küng (Essere cristiani, L’infallibilità, Venti tesi sull’essere cristiani, Mondadori, 1976, 1977, 1980), J. W. Goethe (due sezioni nel «Meridiano» Tutte le poesie, vol. I, Mondadori, 1989).

Come latinista, ha tradotto e annotato l’intera opera poetica di Orazio: Odi ed Epodi (Grande Universale Mursia, 1989), Satire (Oscar Mondadori, 1994, 20082), Epistole (Oscar Mondadori, 1997). La sua traduzione degli Epodi è stata incorporata nell’Enciclopedia oraziana (Istituto della Enciclopedia Italiana, 1998). Un nucleo di epigrammi del poeta ellenistico Leonida di Taranto, da lui tradotti e chiosati, è apparso con il titolo In terra e in mare nella collana «Filopógon» dell’editrice Medusa (2009).

Intenso anche il suo impegno in area critico-saggistica. Nel 1984 ha curato, per la collana «Oscar Uomini e Religioni» dell’editore Mondadori, Sulle tracce del Dio nascosto, una scelta di articoli pubblicati da Carlo Bo sul «Corriere della Sera». Ha dedicato quattro “dossier” del mensile paolino «Letture» a Italo Alighiero Chiusano (2005), Mario Pomilio (2006), Ferruccio Ulivi (2007) e Luigi Santucci (2008). Di Santucci ha inoltre curato la pubblicazione degli scritti inediti (I nidi delle cicogne, Aragno, 2011). Di Pomilio ha riproposto gli Scritti cristiani del 1979 in una “nuova edizione accresciuta” (Vita e Pensiero, 2014).

Oltre a prefazioni e postfazioni, ha pubblicato numerosi articoli su quotidiani e periodici nazionali. A partire dal 2010 ha intrapreso una collaborazione regolare con «L’Osservatore Romano», concentrandosi su temi sia di cultura classica sia di letteratura contemporanea. Membro di alcune commissioni giudicatrici, nel 2016/2017 ha presieduto la giuria del premio letterario di poesia, critica e traduzione «Atelier, vent’anni». Autore di conferenze e readings in varie località italiane, ha anche partecipato a diversi convegni e dibattiti. In particolare, negli Atti del Convegno Internazionale Gesù nostro contemporaneo (Cantagalli, 2012), patrocinato a Roma dalla Conferenza Episcopale Italiana, è inclusa una sua relazione incentrata sul carteggio Santucci - Chiusano, Non all’unisono, ma in armonia.

Una scelta sostanziosa della sua produzione saggistica è stata data alle stampe nel 2015 dall’editore Giuliano Ladolfi con il titolo Le mani e le sere e il sottotitolo Incroci tra fede e letteratura.


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