Maria Pia Quintavalla, Purgatoriale

Stamane, mi sono svegliata già stanca e un po’ agitata come da un sonno duro e senza pace, e avrei voluto parlare con te, madre: mi sento così strana senza il nostro telefono senza fili che quei fili ho cercato amorosi nel buio, per un po’ senza trovarli. Intanto risentivo la tua bella voce sensuosa avvolgermi, un po’ solare, ma l’aria pareva potesse smarrire quei tesori se non li afferravo presto, come quel tuo ondeggiare lieve. Eravamo sole, e questa immagine mi ha dato la carica nervosa, senza parole ancora, che per giorni mi avrebbe lasciata in tormento. Allora ho sentito che non ci sarebbe stata un’altra possibilità, se non ti avessi presa così di forza, e con la mia attenzione

Filippo Davoli, Poesie (1986-2016), intr. di M. Morasso, Transeuropa, Massa 2018

«La vita testimoniamola dentro la vita, / non starci troppo a pensare, mi dico.» (Davoli) Non so quante “linee” siano state immaginate per interpretare in maniera esauriente il panorama della poesia del Novecento: linee poetiche, estetiche, geografiche, sociali ecc. Ma se ve n’è una che è rimasta nell’ombra, e spero che lo resti a lungo perché ha un valore più intimo-esistenziale che critico-letterario, è quello dei poeti che hanno trovato nella vita la linea della loro poesia. Fu un’espressione che Giorgio Caproni buttò quasi en passant durante un’intervista, e quando la scoprii, ai tempi universitari, non ebbi il tempo di scriverla che finì per piantarsi nella mia testa come un cippo che s

Paolo Polvani, Inediti

Buongiorno sorelline Buongiorno sorelline, vi soffio aprile sulla faccia, perpetuo il mio scodinzolare, spalanco le finestre. Ci siamo rivelati le paure, i desideri, abbiamo abolito ogni segreto, inventato codici, escogitato segni, inventariato sogni, spalancato i cancelli delle quattro esse: salute soldi sentimenti sesso. Concimato il terreno di parole. Adesso ci abitiamo, abitiamo dentro la poesia. Siamo liberi di andare e tuttavia ancora ci teniamo per mano, ci sfioriamo di carezze, di appigli. Vi porto con me, tra il circolo polare e l’equatore, in veglia e sonno, in felicità e dolore, vi accompagno dalla periferia fino al più fondo, profondo centro del cuore. Ciao Narda! Che direzione h

Pierangela Rossi, Melusina e le altre

“Lo annoto e taccio. Perché sono abituato ai prodigi”. Abdulah Sidran I - Le streghe sono fate mal riuscite-Figlie dell’ora del diavolo. - Per dirla in breve, a una megera Non gliene importa Dei guasti che combina. E’ recidiva - Negli anni della vecchiezza Voglio far crescere lunghi lunghi I capelli e legarli dietro con un pettine Di strass. Un po’ per vezzo. Il vezzo non ha età. Un po’ perché così se viene una strega troverà Pochi capelli da attorcigliare Alle piante torte, da far cornice Agli zerbini. Per le streghe ogni capello Vale, è buono cioè cattivo nel suo uso Una volta strappato dalla spazzola. Anche per una megera Conta l’intenzione. - Quel che imputerei a una strega Soprattutto

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