Fabrizio Bregoli, Zero al quoto, puntoacapo editrice, 2018

Normale che il dirompente effetto sorpresa e di novità de Il senso della neve, libro pluripremiato e meritatamente fortunato, sia un po' diminuito nella nuova raccolta di Fabrizio Bregoli, Zero al quoto, che tutto sommato però conferma le (alte) qualità della raccolta precedente, cercando in parte di variare tematiche e scelte linguistiche e di mettere a fuoco nuove e vecchie intuizioni poetiche. Una raccolta che pare più omogenea (meno dispersiva) e addirittura più ambiziosa. Cala un po' anche la magia che nella prima raccolta era creata dall'accorpamento di tre diversi registri linguistici: quello colto (letterario), quello piano (quotidiano o più descrittivo) e quello tecnico-scientifico.

Alberto Rizzi, Tre inediti

* E allora non stare a ricordarmi d’inverni crudi e freddi in quest’autunno che a stento se ne viene a confonderci i gerani in un secondo risveglio parlami di come l’errore di un suono modifichi il senso al suono stesso creando imbarazzo in chi l’orecchio prema al proprio cuore o sviando il ragionare da sua giusta fine Fammi riflettere su equivalenze in questo solido mondo attorno sul tappeto di foglie infisse al marciapiede che crea analogo disagio dopotutto obbliga all’accelerazione le vene del sangue come di fronte a parole troppo ricche di vocali troppe O su queste case sui muri delle quali rami d’edera se ràmpegano frasi d’un coro che s’acqueta a un suo quàsitacére al perdere vigore del

Francesco Dalessandro, Il merlo e altre poesie familiari

Il merlo per un anniversario Nel buio all’insonnia della mente il tuo volto disteso dal sonno m’è apparso il tuo corpo abbandonato per presto svanire nel lucore fresco dell’alba poi in giardino dove umida l’erba brilla un merlo lucide le piume e il bianco collare eleganti le movenze in silenzio si è posato raccogliendo le ali Sei tu in quella forma tu tornata a consolarmi? sei tu che per amore ora mi accogli in grembo? 9 maggio 2020 Sere a mia madre Sere, sere tornate all’improvviso dentro il tuo sguardo amato, sere bambine che ora ho ritrovato umili e sante come il suo sorriso La strada delle acacie «All’imbrunire ripassa per la strada delle acacie spiumate» affaticata si spezza la voce col

Eleonora Bellini, La poesia e (è) la vita. Ariodante Marianni poeta

Personalità affascinante e complessa, è stata quella di AriodanteMarianni[1], traduttore di W. B. Yeats, di D. Thomas, di W. Whitman, di W. C. Williams e altri, poeta, pittore con incursioni - brillanti - nel mondo del teatro e della televisione. Al di sopra ogni interesse e al di sopra ogni p assione pose però la poesia, quella studiata e letta avidamente fin dall'adolescenza, quella tradotta e amata, ma soprattutto quella che componeva cesellandola a lungo, custodendola in cartelle e quadernetti per poterla poi rivedere, rileggere piano, quasi accarezzandone ogni singolo verso, prima di congedarla – e soltanto in parte e soltanto in età avanzata, a sessant'anni – darla alle stampe. Anche p

Enrico Marià, Tre inediti

Senza titolo Vibrare servo la curiosità del sole a sanguinare latte i cani miei punti cardinali. Senza titolo Prima o poi la malattia comprometterà tutto facendomi bello perché inesausti siamo il nostro bene la polpa stanca la perfezione dei denti forti che una volta caduti un pezzo di pelle tolta. Senza titolo Il dovere di essere cosa nuova cani crocifissi la pietanza per far crescere i bambini. Enrico Marià è nato il 15 luglio del 1977 a Novi Ligure (AL) dove risiede. Ha pubblicato le raccolte: Enrico Marià (Annexia 2004); Rivendicando disperatamente la vita (Annexia 2006); Precipita con me (Editrice Zona 2007); Fino a qui (puntoacapo Editrice 2010 con prefazione di Luca Ariano); Cosa rest

Sergio Gallo, Beccodilepre, Pref. di B. Mariano, Postf. di C. Raddavero, pp. 118, puntoacapo 2018

Sergio Gallo propone con il suo ultimo libro Beccodilepre sia una selezione di poesie tratte dai suoi precedenti lavori sia un nucleo di poesie inedite, unite dal tema conduttore della montagna, che è quindi il motivo centrale della raccolta che permea di sé le diverse composizioni, suddivise in sezioni che alludono ad un processo di discesa dalla vetta alla base, quasi a voler alludere a un cammino di ricerca che sembra voler procedere a rovescio, partire dall’alto per ritornare al sostrato materico delle cose, alla loro radice. Un lavoro che è dunque sia summa del percorso poetico intrapreso dall’autore dai primi lavori della maturità ad oggi, sia sua verifica per potere da qui ripartire (

Fabia Ghenzovich, Nudità, Libreria Editrice Il Leggìo, Chioggia (VE) 2020

Se dovessi creare una mappa per viaggiare dentro questa raccolta di Fabia Ghenzovich, mi servirei di ottima carta e buona stampa, e indicherei i luoghi definendone solo il nome comune. La città, la terra, il mare, la roccia, il fiume. Ogni segno sulla nudità della carta vorrei solo che suggerisse il carattere essenziale del luogo, perché restasse all’eventuale viaggiatore la scoperta del nome proprio di ciascun elemento. Ecco appunto la “Nudità”, che è corpo senza vesti, parete senza orpelli, foglio bianco, luogo sacro, paesaggio naturale e interiore nella sua essenza, “qualcosa insomma / di integro come alba/ o natale ma corporale” Ed è la nudità il luogo di riferimento, “All’angolo cieco /

Mauro Ferrari, Il fulcro della bilancia (2)

Provo a entrare nel concreto. Se mi chiedessero un facile esempio di perfezione in poesia a confermare quanto detto sopra, citerei l’attacco di In Memory of Eva Gore-Booth and Con Markiewicz di William Butler Yeats, pubblicata in The Winding Stair (1933). Comincia così: The light of evening, Lissadell, Great windows open to the south, Two girls in silk kimonos, both beautiful, one a gazelle. La luce della sera, Lissadell, grandi finestre esposte a sud, due ragazze in kimono di seta, entrambe bellissime, una una gazzella. Detto che Lissadell è una casa nobiliare abitata da una famiglia che Yeats conobbe bene, dove vissero le due ragazze protagoniste della poesia (storia interessantissima tra

Giuliano Ladolfi, La conoscenza artistica

A tre si possono ridurre le definizioni di arte: l’arte concepita come un fare, come un conoscere, come un esprimere. Senza dubbio tali posizioni vanno poste in relazione per il fatto che l’esclusione di una sola di esse condurrebbe inevitabilmente al fallimento. Una conoscenza senza espressione e senza produzione è vana; una produzione senza conoscenza è vuota; un’espressione senza conoscenza sarebbe amorfa. Si tratta, dunque, di cogliere la relazione in senso gerarchico o paritetico. Nell’antichità prevalse la tûcnh: il poeta trae il suo nome dal verbo poiûw (faccio) all’interno — è bene rilevarlo — di una distinzione tra arti liberali e arti servili. Il Romanticismo decretò il prevalere d

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