Carlo Tosetti – La Crepa Madre (PietreVive, 2020)

Riferendoci alla analisi condotta da Guido Mazzoni (“Sulla poesia moderna”, Il Mulino, 2005), se lo “spazio della poesia moderna”, ossia il suo dominio nella accezione insiemistica, è occupato al centro dalla poesia lirica (ossia la poesia che è espressione di un io determinato e circostanziato, non idealizzato ma capace di esprimersi in modo personale e espressivo), alla periferia di questo spazio si colloca tutto un insieme di generi poetici, per così dire minoritari, che, pur sempre espressione consapevole della modernità, vengono meno a questa linea dominante, vantando in ogni caso importanti riferimenti letterari e testi esemplari che li contraddistinguono. All’interno di questa perifer

Giuseppe Carlo Airaghi, La somma di quel che restava da dire

Sul bordo delle cose Si finisce così a guardare il mare nei vuoti pomeriggi di inverno, a cercare la linea dove diventa cielo si capovolge e ci confonde. Si finisce così a scrivere parole sui bordi bianchi dei giornali, a vederle bruciare e confondersi con la nebbia. Excusatio non petita... Nato in un paese di modesti temporali, in un tempo rassegnato alla brina, non mi resta che ambire ad una mediocrità accettabile, guardare scivolare le nuvole oltre la linea affilata dei tetti mentre con il coltello da cucina tolgo le punte ai fagiolini e canto canzoni a bocca chiusa. La visione del mondo dal mio letto Lo specchio sulla cassettiera mostra il vuoto della parete bianca. Se mi sposto, anche d

Jerzy Szymik*, Midbar di Raffaela Fazio

Shabbat, shemesh, tashmish “Shabbat, shemesh, tashmish” – termini che ritroviamo in una delle poesie di questa raccolta di Raffaela Fazio – sono la trascrizione latina di tre parole ebraiche che significano rispettivamente: riposo, sole, contatto dei corpi. Ecco gli elementi che costituiscono “l’assaggio del mondo a venire” (come ci dice il titolo del componimento da cui sono tratti). In ordine inverso: amore, calda luminosità, tregua - tashmish, shemesh, shabbat... In queste poche parole si condensa ciò che emerge già alla lettura della prima dozzina di versi del presente volume, vale a dire la biblicità e la sensualità, la loro reciprocità e compenetrazione, con sullo sfondo una profondità

Edoardo Penoncini, Sguardi sulla poesia di Daniela Raimondi

Chi legge fa vivere un testo, lo realizza, mettendosi così in comunicazione con l'altro, con una diversità. Nel leggere è implicita la disponibilità ad ascoltare, a entrare in relazione, a non prevaricare l'altro con la propria individualità. Esiste dunque un'etica della lettura, che è fatta di filologia e passione, capacità di intendere e disponibilità a mettersi in gioco. (Ezio Raimondi) La poesia di Daniela Raimondi non è un quadro statico, ha bisogno di movimento come il sangue che scorre dentro, così le parole, i versi mai misurati che convogliano in suoni, gorgoglii che stappano gl’intasi e ti buttano nel mare con la sola forza delle braccia per non essere sopraffatti; una umanità che

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