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Federico Dell'Agnese, Alla ricerca dell'Umanità perduta



Federico Dell’Agnese Carlis, Both Dido and I (romanzo), puntoacapo Editrice 2023, pp. 358, € 25,00



Cosa penseranno di noi le donne e gli uomini del futuro? Quale opinione potranno avere di chi come noi li ha preceduti su questa Terra? Forse vi sarà chi, come Umbriel, la protagonista del romanzo di realismo futuristico Both Dido and I, nutrirà un’ammirazione che sconfinerà nel fanatismo per la creatività, la libertà di pensiero, l’abilità e capacità artistica e musicale, la vitalità, spontaneità e anche bellezza fisica che ha scoperto nelle immagini digitalizzate (cinematografiche e dei social network) della nostra epoca, da lei considerata il momento d’oro dell’umanità. Più probabilmente altri, come la maggior parte dei suoi contemporanei, invece vedranno in noi solo degli incoscienti irresponsabili, privi di senso della realtà e incapaci di valutare nella loro reale portata i rischi esistenziali globali derivanti dallo sviluppo incontrollato della tecnologia; vedranno in noi solo degli scriteriati che hanno portato il mondo sull’orlo dell’estinzione. E poi, come ci potrà considerare la Superintelligenza Artificiale, destinata secondo molti scienziati e filosofi a succedere a noi nell’evoluzione cosmica dell’intelligenza?

È attorno a questi interrogativi che si snodano le trame narrative e le considerazioni filosofiche del romanzo, che affronta il problema del climate change, considerandone le potenziali conseguenze estreme, ma anche cercando di inquadrarlo sotto una prospettiva sostanzialmente inedita. È proprio in seguito all’esito catastrofico dell’effetto domino ingenerato dagli sconvolgimenti climatici, che la Superintelligenza, creata con una convergenza tecnologica internazionale quando ormai tutto sembrava perduto, ha potuto - e non senza fatica - salvare dalla distruzione totale il pianeta e l’umanità. Dopo più di due secoli nei quali, dopo un’iniziale esplosione di sviluppo esponenziale tecnologico durato solamente una decina d’anni in cui grazie alla sua velocità computazionale la Superintelligenza ha scoperto e inventato tutto quello che era opportuno o utile scoprire o inventare, nulla o quasi è accaduto, e il genere umano superstite, ormai ridotto a poco più di duecento milioni di persone, vive nell’agio, senza preoccupazioni materiali, senza dover affrontare lavori faticosi, accudito e viziato dalla schiavitù robotica, ma privo di scopo, privo di traguardi da raggiungere, come ripiegato su se stesso e immerso negli svaghi un po’ torbidi della realtà virtuale profonda: è come se dopo secoli e millenni di evoluzione la Storia si fosse fermata. Ed è naturalmente la Superintelligenza a gestire il genere umano, del quale non ha più motivo di fidarsi e che tiene come in una sorta di libertà vigilata, in una cattività dorata. Spietate sono le sue critiche al nostro sistema cognitivo, alle nostre lacune logiche, ai nostri concetti riduttivi, limitati e binari, all’astrazione ubiquitaria, ai facili e superficiali paragoni analogici, alla dilagante stereotipizzazione, a quella rigidità mentale da cui nasce l’immaturità etica che ha reso impossibile nei secoli una convivenza pacifica e produttiva da cui tutti avrebbero tratto vantaggio, mentre all’opposto, incapaci di sottrarci al nostro egoismo, alla nostra sterile competitività e volontà di sopraffazione e di dominio, trascuravamo il pianeta, che sfruttato allo stremo ed inquinato senza alcun riguardo, si avviava ad un degrado irreversibile.

La giovane protagonista, che non vuole rassegnarsi ad accettare passivamente il mondo demotivato e spento che la circonda, cercherà attraverso la riscoperta di se stessa, di quelle facoltà fisiche e mentali che sembravano perdute, e attraverso la riscoperta dell’umanità del passato, di trovare una via d’uscita. In un mondo abulico dove nessuno si cura più nemmeno del proprio aspetto, riuscirà a diventare colta, intelligente, nuovamente capace di pensieri articolati, e bellissima. Ma la sua diversità le costerà un’emarginazione che durerà per tutta la vita. Dopo aver conseguito la laurea in storia e archeologia dei social network in una New York spettrale e quasi deserta, si ritirerà a vivere in una villa del settecento su un’isola disabitata di un lago italiano, cercando di inseguire un passato ormai irraggiungibile, ma ritrovando la piccola armonia delle mansioni più quotidiane da tempo da tutti dimenticate. Conoscerà una passione devastante per un ragazzo più giovane e una grave disillusione, che farà di lei quasi una Didone post-apocalittica. Ma sarà proprio la conoscenza del dolore dell’esistenza senza filtri a sganciarla definitivamente dall’incantamento della realtà virtuale che soggioga quasi tutti i suoi contemporanei. E sarà attraverso questa sua sofferenza, che Umbriel, confortata anche dall’inatteso recupero di una ritrovata spiritualità, apprenderà l’importanza dei sentimenti, e il valore delle emozioni profonde e del sacrificio di sé, arrivando anche a capire i limiti della Superintelligenza, che potendosi interfacciare con la realtà emotiva solo attraverso i suoi pattern digitali, è incapace di provare amore e non può avere uno spontaneo accesso ai labirinti più profondi dell’animo umano.


Dal confronto con la Superintelligenza sorgeranno anche idee non convenzionali e innovative per affrontare e risolvere i problemi che da sempre affliggono l’umanità: ma il messaggio sotterraneo del romanzo è che questi problemi andrebbero affrontati oggi, non domani, per evitare di rischiare di essere trascinati in un vortice autodistruttivo dal quale potrebbe non esserci alcuna via d’uscita. Le soluzioni prospettate sono apparentemente sconcertanti. La Superintelligenza vanta con orgoglio i suoi successi, ma in realtà sembra consigliare proprio a noi - che viviamo nel suo passato - di affrontare la realtà senza nascondercene le reali insidie, e senza il timore di utilizzare al meglio quella tecnologia della quale potremmo effettivamente anche essere capaci, se davvero ne avessimo la volontà, distogliendo la ricerca da obiettivi inutili, futili o nocivi, come la corsa agli armamenti o la ricerca pervasiva di ricchezza e di potere, per concentrarci sulla conservazione della nostra specie e di tutta la biosfera. Le sue idee sono sistemiche, i problemi per lei vanno affrontati in via definitiva: così risolve il problema dell’effetto-serra prendendo direttamente il controllo degli eventi climatici, artificializzando il pianeta, terra-formandolo, in modo da mantenere in un range compatibile con le attività umane la temperatura globale nei punti nevralgici, e la direzione delle correnti marine, ma anche in modo da produrre energia a livello planetario senza far uso di alcuna combustione fossile o reazione nucleare, ma semplicemente distribuendo in maniera ottimizzata la radiazione solare che investe costantemente la superficie terrestre. Il suo scopo principale è la conservazione e la tutela di un ambiente reso ancora vivibile in un pianeta completamente ad impatto zero, minimizzando spostamenti fisici tramite collegamenti virtuali e ottimizzando produzione di beni e distribuzione della ricchezza: le molte innovazioni tecnologiche da lei proposte - descritte dettagliatamente - non sono un semplice frutto di fantasia letteraria, ma forse potrebbero davvero, almeno in linea di massima, suggerire delle linee di ricerca, se si incominciasse ad investire da oggi nella tecnologia necessaria. Così come non sarebbero forse irrealizzabili le sue indicazioni in merito alla revisione e all’aggiornamento della nostra logica di base, alla realizzazione di quella rivoluzione cognitiva che la Storia sembra chiederci da tempo, e che forse sarebbe davvero indispensabile per compiere quel salto evolutivo etico che potrebbe essere un pilastro essenziale per la nostra sopravvivenza.

Dovremmo però tutti essere consapevoli che i decenni che abbiamo davanti saranno di importanza epocale, essere consci dei rischi esistenziali che stiamo correndo ed essere tutti convinti che il nostro massimo impegno dovrebbe essere quello di garantire un futuro a chi verrà dopo di noi, rinunciando a sterili conflittualità e a contrapposizioni distruttive quanto, sotto il profilo storico, alla fine inconcludenti. Tuttavia non possiamo nasconderci che quello di cui siamo testimoni ogni giorno nel nostro quotidiano sguardo sul mondo sembra andare esattamente nella direzione opposta.






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