Eleonora Bellini, La poesia e (è) la vita. Ariodante Marianni poeta


Personalità affascinante e complessa, è stata quella di AriodanteMarianni[1], traduttore di W. B. Yeats, di D. Thomas, di W. Whitman, di W. C. Williams e altri, poeta, pittore con incursioni - brillanti - nel mondo del teatro e della televisione. Al di sopra ogni interesse e al di sopra ogni p

assione pose però la poesia, quella studiata e letta avidamente fin dall'adolescenza, quella tradotta e amata, ma soprattutto quella che componeva cesellandola a lungo, custodendola in cartelle e quadernetti per poterla poi rivedere, rileggere piano, quasi accarezzandone ogni singolo verso, prima di congedarla – e soltanto in parte e soltanto in età avanzata, a sessant'anni – darla alle stampe. Anche per questo amore minuzioso e pudico della parola e della sua espressione in versi la sua ultima raccolta[2] uscì postuma.

Alfredo Luzi ha ben colto la caratteristica costante e originale di tutto il percorso poetico di Marianni:

"... la procedura ermeneutica e gnoseologica che potrei definire semiotica dello sguardo. Il punto di contatto tra io e mondo è per Ariodante sempre l’acquisizione visiva di oggetti, figure, paesaggi, treni, dipinti, epifanie sorte da opere letterarie, cinematografiche o teatrali. E’ tutta materia sottratta alla vita e dunque alla sua sorte di morte e salvata dalla forza emblematica, cioè avviluppante, sintetica, della parola poetica[3]".

Ariodante amaramente constata che nel mondo in cui gli è toccato di vivere il principio fondante è l’ingiustizia. Il poeta non può permettersi di tacerlo, deve anzi denunciarlo. E tuttavia nei suoi versi la lucida denuncia non si apparenta mai all'urlo della protesta, magari d'effetto ma presto effimera.

Il suo itinerario poetico, quando il tema è civile ed esprime l'indignazione nei confronti dell’arroganza dei vari poteri, sempre si affida, illuministicamente, alla ragione, alla mitezza e spesso all'ironia. Un esempio mirabile di poesia civile, nella quale si sviluppano ante litteram tematiche strettamente contemporanee mai risolte, è costituito dalle “Lettere oraziane”, delle quali mi sono brevemente occupata anni fa su Capoverso[4] e che meriterebbero più ampio e approfondito esame. Le parole di Mario Lunetta, tratte dal necrologio pronunciato per l'amico di lontane battaglie giovanili, indicano uno, ma uno soltanto, dei possibili itinerari in questo viaggio:

... non si può tacere, mi pare, di un testo della forza allegorica de L’uccisione del maiale; così come è impossibile passare sotto silenzio la poesia in memoria di Jole Tognelli (la raveliana “Pavana per una fanciulla defunta”) o, per concludere, la licentia dello straordinario “Requiem laico per Vittorio Sereni”, in cui il ‘saggio’ Marianni assegna all’autore di Strumenti umani una lieta permanenza in Elisio accanto a tre compagni poeti (Ungaretti, Mendes, Solmi). Tre nomi luminosi, ai quali ne segue un altro, forse più misterioso e inafferrabile: un nome che fa davvero da sigillo simbolico all’intera raccolta, e forse a tutta l’avventura poetica di Ario: “E un altro te ne affido, sconosciuto: / fu Kha-kheper-Ra-semb, vissuto ai tempi / di Sesostri II; siede in disparte, muto; / cercò nuovi concetti, ‘altre’ parole: / si lamentò – consolalo – che tutto / era già stato scritto”[5].

Aggiungo qui soltanto che ne L’uccisione del maiale, scritta nel 1991, anno della prima Guerra del Golfo, è fortemente colto e stigmatizzato l'alibi che, in ogni tempo e in molti luoghi, giustifica le più aberranti violenze e che, dal mondo del quotidiano contadino, in cui le necessità di sopravvivenza prevalgono, si amplia fino "all'etica del killer", alle guerre e ai genocidi, perché un legame lo trovi: è la coscienza/ dissociata dall'atto, l'alibi del lavoro/ "fatto secondo le regole" / (che possono essere le più diverse:/ patti, usanze, modelli, ordini, leggi,/ dottrine e dogmi, e via discorrendo).

Altro elemento fondante della poesia di Marianni e costante nei suoi versi è quello dedicato agli affetti, amore e amicizia in primis. Tra pulsare del desiderio, lacune dello spazio, divoramenti del tempo, le liriche d'amore, al di là e al di sopra delle contingenze dei sentimenti e delle persone che le ispirarono, si nutrono e vivono di tutta una tradizione letteraria e artistica, non solo italiana, tanto profondamente assimilata e amata da potersene poi allontanare per poter esprimire il proprio più autentico registro di poeta appartato, lontano dalla mondanità che spesso invade e offusca le cronache letterarie. Riservatezza, buon gusto, solida cultura di lettere e d'arte, piacevolezza della conversazione, capacità di ascoltare e valorizzare l'interlocutore, sono tutte doti del nostro poeta che Mario Luzi compendiò come "capacità di asciugare all'estremo l'istantaneo e far rilucere la sostanza [...]" conseguendo "il risultato che ogni vero poeta deve desiderare, quello cioè di chiarirsi la materia e purificarla dalle scorie della soggettività" governandola con la "perizia dell’uomo e dell’artista”[6].

Eleonora Bellini


NOTE

[1] Ariodante Marianni nacque nel 1922 a Napoli, dove la famiglia, di origini marchigiane, si era trasferita a seguito del padre, tecnico e incisore in un istituto di arti grafiche. Dopo la morte di quest’ultimo, la madre con i tre figli bambini ritornò a Roma, sua città d’origine. Ariodante visse dunque per molti anni in ambiente romano; abitò successivamente in età matura a Castel Giuliano di Bracciano e, negli ultimi anni della sua vita, a Borgo Ticino. Qui fu colto da morte improvvisa il 26 marzo 2007. I suoi versi sono stati raccolti nei volumi: De l'amour, Biblioteca Cominiana, Cittadella, 1987; Viaggio in incognito, Biblioteca Cominiana, Cittadella, 1988; Brindisi di San Silvestro, Biblioteca Cominiana, Cittadella, 1990; Confiteor. Il fiume, Poesia in piego, Roma 1992; Stato d'allerta, poesie 1948-1962 (Manni Ed. 2000), finalista al Premio Viareggio 2002; Una strana gioia, poesie 1982-2002 (Manni Ed. 2002), vincitore di alcuni premi tra cui il premio Pasolini 2004; Un amore senile e altre spezie (Book Ed. 2008). Marianni fu impareggiabile traduttore di poeti moderni inglesi e americani quali Dylan Thomas, G. K. Gibran, Wystan H. Auden, William C. Williams , Emily Dickinson e dell'intera opera poetica di William Butler Yeats. Per quest'ultima opera, pubblicata nella collana "I Meridiani-Mondadori" fu insignito del Premio Monselice 2005. Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento Marianni, con lo pseudonimo di Ario, si dedicò con successo alla pittura esponendo le sue opere in mostre personali e collettive in varie città italiane (Roma, Firenze, Livorno, Milano, Bologna, Bari, Borgomanero, Brescia, Omegna, Verbania). La sua attività in questo campo è documentata dal volume Pagina Picta. Il caso l'allegoria e la volontà nella pittura di Ariodante Marianni (Comignago 2005, cur. E. Bellini). Con i suoi quadri Ario è presente in diverse collezioni private in Italia e all'estero. Ricordiamo che Marianni fu segretario di Giuseppe Ungaretti e addetto stampa del Festival dei due mondi di Spoleto, sempre negli anni Settanta del Novecento. Collaborò a lungo a trasmissioni radiofoniche e televisive e recitò come attore in pièces teatrali ed in sceneggiati per la RAI (tra gli altri: Il giovane Freud, Silvia Plath, Una questione privata). Nel 1990 sulla sua poesia Brindisi di San Silvestro il compositore Vittorio Gelmetti realizzò una composizione per coro maschile. Un primo bilancio della sua attività è ora raccolto nel volume La poesia e la vita. Ariodante Marianni dieci anni dopo, cur. E. Bellini, Fermenti Editrice 2017. [2] Un amore senile e altre spezie , Book Editore, 2008. [3]Nota in Un amore senile e altre spezie, Book Editore, 2008 [4]"Ariodante Marianni. Temi civili da Viaggio in incognito a Una strana gioia, in Capoverso, 17/2009, pp. 54-56. [5]Sul Requiem si può leggere "Vittorio Sereni, la mia lunga amicizia. Intervista immaginaria (ma non troppo) di Eleonora Bellini ad Arodante Marianni" in La poesia e la vita cit. pp. 104-113. [6]Prefazione di Mario Luzi in Viaggio in incognito, Biblioteca Cominiana, Cittadella, 1988.

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