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Inediti di Franco Casadei

January 17, 2018

 

La matita

 

Non si impone come la biro

che dove lascia il segno non si toglie.

Non ha la nobiltà della stilo.

E’ plebea, ma ha qualche privilegio:

sui bordi dei libri preferiti

le note più intime e segrete

e gli appunti decisivi per l'esame

sono in matita e li ritroviamo

dopo anni, pur se sbiaditi.

 

Non ama la solitudine

non fa tutto da sola,

va in giro volentieri con la gomma.

Quelle che se la tirano

hanno un minuscolo gommino.

 

Vanno per tentativi, le matite:

cancellano, correggono, come i poeti.

Amano essere accarezzate e ogni tanto

 ̶  giusto il necessario  ̶  un po’ appuntite.

 

Gli alberghi si dividono in due categorie:

quelli che in camera hanno la matita

e quelli che propongono la biro.

I poeti scelgono sempre i primi.

 

 

 

L’inedito

 

 

La nostra vita,

il grido a un cielo chiuso,

una traversata nella notte

senza l’attesa di un’aurora.

 

Dentro questo mondo

pieno di domande orfane di senso,

irrompe il Natale con il suo inedito,

il volto di Dio nella storia.

 

Là dove sembra dominare l’agonia

accade un parto, un bambino

abbraccia la nostra condizione,

l’abbozzo di un germoglio

che cambia, alla radice, prospettiva.

 

 

 

In mare aperto

 

 

Voglio salpare

cavalcare i flutti e la tempesta

abbandonare la paura

e l’àncora dei porti oltre i quali

non ho saputo osare

 

non arginerò il grido,

partirò col sole del mattino

stretto al timone

pronto a sfidare il maestrale,

la rotta mappata dentro il cuore.

 

Che non sia speranza vana

effimera vela di un pensiero,

ma certezza che mi spinge

a navigare in mare aperto

dove neppure il gabbiano

osa volare.

 

 

L’alba

 

 

L'alba sempre ti sorprende.

Manda l'aurora a dare una sbirciata

e appena ti distrai, apre il sipario

spandendo gradatamente il suo chiarore.

 

Amante del silenzio,

ha scelto le prime ore del mattino

quando ancora il mondo è fermo

 

Territorio sospeso tra il tutto e il niente,

l’alba va aspettata sul balcone,

i capelli in disordine, freschi di cuscino,

abbandonandosi alla meraviglia

per le manciate di promesse che sparpaglia.

 

Il mondo è apparso all'alba.

Vale la pena attenderla

come fosse la prima. Ogni volta.

 

 

 

Il nido

 

 

Tutti  abbiamo bisogno di un luogo, di un rifugio

in cui non si debba stare in perenne allarme

con la sensazione di un pericolo incombente.

 

Per alcune paure, la ragione non può nulla.

 

Abbiamo bisogno di un nido, inutile negarlo

chi spesso, chi magari una sola volta nella vita.

 

Il bambino si raggomitola sotto le coperte

aspetta una carezza e si addormenta,

sa che nulla di male gli potrà accadere.

 

Per altri il nido è un brano musicale  

da ascoltare sulla poltrona preferita.

Per qualcuno la pagina di un libro, una poesia

letti nella penombra della sera,

una chiesa di campagna, un monastero

quella strada di collina o un angolo di mare.

 

E più spesso, una persona cara.

 

 

 

Domanda aperta

 

L'onda arriva alla battigia

poi si ritira,

continuamente mi raggiunge

e mi abbandona.

 

Perché mi viene incontro

la vastità del mare,

perché mi irrora

e poi scompare?

 

Il tempo della risposta

indugia in mare aperto
e io mi lascio levigare nell'attesa,

fino a scomparire a poco a poco
in fondo alla domanda.

 

 

 

Il gran salto

 

 

Non è un muro cieco

la morte

 

assomiglia

ai torrenti di montagna

al tempo del disgelo

quando, gonfi di acqua,

incontrano un dirupo.

 

Allora tumultua l’acqua

nel gran salto,

poi riprende a scorrere,

limpida e viva come prima.

 

 

 

Il punto zero

 

 

Manca qualcosa in quella classe,

anzi qualcuno

 

manca lei  ̶  di 17 anni  ̶

che una mattina

non è venuta a scuola,

che non verrà più, per sua scelta

lasciando tutti frastornati

come colpiti da una clava,

a chiedersi perché

una ragazza nel fiore dei suoi anni

abbia deciso di morire

 

una ferita che ha riportato tutti

al punto zero della vita.

 

Dove ritrovare quella voce,

il suo sguardo adolescente?

 

Dio passa attraverso le ferite,

ho letto fra le pagine di un libro.

 

Questa l’unica speranza

per i compagni

di ritrovare la loro amica

che ha lasciato l’aula così vuota.

 

 

 

Franco Casadei, medico, vive e lavora a Cesena.   Ha pubblicato le raccolte  di liriche: “I giorni ruvidi vetri” (Il Ponte Vecchio, Cesena, 2003); “Se non si muore” (Ibiskos Risolo, Empoli, 2008); “Il bianco delle vele” (Raffaelli Editore, Rimini, 2012); “La firma segreta” (Itaca, Castel Bolognese, 2016).

 

Primo classificato nei premi di poesia: Ungaretti, 2005; C. Levi, 2005; Giovane Holden, 2008; “C. Pavese” per medici scrittori, 2013; G. Gozzano, 2013; R. Fucini, 2015; G. Bufalino, 2015; “Terre di Liguria”, 2016; Città di Piacenza, 2016. Fra i primi classificati nei premi: Neruda, 2006; D’Annunzio, 2006; Baudelaire, 2008; Foscolo, 2009; D. M. Turoldo, 2011; J. Prevert, 2011; Manzoni, 2011; Kafka, 2012; “Ossi di Seppia”, 2012; Premio nazionale di Filosofia- sez. paradossi, 2012; G. Pascoli di Barga, 2014; Antonia Pozzi, 2014. È fra gli ideatori de “La poesia nelle case”, proposta di modalità di divulgazione della poesia in vari luoghi della città.

 

 

 

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