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Paolo Artale Per Faglie, di Alessandra Pellizzari (puntoacapo Editrice)

Durante una delle tante riletture di Faglie di Alessandra Pellizzari, inevitabilmente ho sentito la necessità

di scriverne, dato lo spessore del testo e comunque fermandomi sulla soglia delle impressioni.

Un libro di “fratture”, come ci avverte il titolo e una di queste è appunto la parte dei sonetti, dieci in tutto, (che tra l’altro rappresentano una forma poetica visitata, tranne alcuni pochi, raramente dai poeti attuali)

sulla quale ho indugiato maggiormente-fermo restando che tutti i testi siano di alto livello- anche un po’ timoroso di “isolare” questa sezione a discapito delle altre.

Cito quindi:

<<…acido di palpebre che intride/ la parola infranta nelle vene./ Dalla parola nasce il furore/ che assapora il verso, e decide.>>

Credo che da qui, da questi versi, a mio parere, possa nascere la parola poetica: l’immagine che attraverso lo sguardo ritrova la parola, la forma, le dà vita: scrittura.

Libro complesso dove la parte dei sonetti esprime una musicalità perfetta, nonostante la densità e l’enfaticità che alcuni passaggi offrono; e la natura, mi piace pensare, sia ancora una volta il termine del dolore e la pronta cura.

Anche negli ultimi cinque testi del volumetto, lo sguardo è fondamentale nel poi tradurre l’immagine dell’istante unita al ricordo.

Potrebbe il lettore, eventualmente, tentare l’ardua ricomposizione delle “fratture”, lembi delle quali riconoscibili nel nostro o in altro possibile universo.


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