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Francesco Filia, cinque inediti da Nella fine


Francesco Filia, cinque inediti da Nella fine

Dare risposta al silenzio, scrivere il suono della fine, scoprire il riposo della terra: in questi testi inediti, che anticipano una raccolta in via di scrittura, Francesco Filia indaga il senso terminale delle cose e degli spazi. Si tratta di un momento e un luogo precisi, colti nel punto estremo del loro divenire, nei quali vita e morte, buio e luce, cielo e terra si danno convegno e si fondono. Filia sembra essere consapevole che ogni parabola umana e naturale contiene al suo vertice l’inizio della fine; al poeta interessa l’attimo di frontiera in cui questa fine raggiunge la sua compiutezza: «quel che solo mi attrae del cristallo è il punto/ preciso in cui frantuma.» Tale prospettiva è legata al senso della morte, vissuta come lento e inevitabile sprofondare nella terra, che però sa accogliere, trasformare, far germinare il seme calato nella zolla: si tratta di un tornare da dove si è venuti, dando significato e completezza all’avventura terrena. In questo senso mancano una prospettiva teleologica, un’ipotesi di speranza, anche se è possibile leggere in questi versi una spiritualità a tratti accesa. Filia si mostra poeta vero, capace di un linguaggio tagliente per portare avanti una riflessione matura sulla vita e il suo destino (Luca Benassi).

*

È giunto il tempo in cui i vivi e i morti

banchettano insieme da un piatto

colmo di ruggine e chiodi, il sangue

raso dei bicchieri raggruma lentamente.

Un unico tremendo riflesso taglia in due

la tavola, il pavimento implode ed è

sordo il suono della fine, un guscio

vuoto che rimbalza e si rovescia.

*

Nessuno può fuggire da quel che è, tu lo sai,

li vedi ora, camminano ipnotici, in cerchio

ritornano da dove provennero, traspare

solo un alone in superficie, un fiato

corto che ansima, la voce che s’incrina.

Quel che solo mi attrae del cristallo è il punto

preciso in cui frantuma.

*

Hai sentito dire che anche la terra si riposa

lenta, chiusa in se stessa, che anche il seme

sprofonda immobile nel suo guscio, nel nero

denso di zolle. Anche i passi, ora lo sai,

affondano alle caviglie e si fanno radice e stirpe

così, solo così, diventeremo quel che siamo

cibo del divenire, corpi divorati dall’eterno.

*

Mi hai chiesto, nel vibrare di vetri in controluce,

cosa significhi sperare e guardo le mie dita spezzate

la tortura del giorno che procede implacabile

la sua lama che affonda nella pelle strato dopo strato

fino allo spasmo di un nervo scoperto

e non riesco a capire il ruolo assegnato, chi dei

due, se la vittima o il carnefice. Nessun’altra

cosa mi salverà, neanche rispondere al silenzio

di questa domanda, al suo affondare il colpo

e sventrarmi.

*

Da dove guarda

l’ultima pupilla accesa

l’orrore non è nello schianto,

nel colpo che strema.

È quest’attesa, lenta, insondabile

fino al disarticolarsi di un urlo.

Il sole incendia sterpi e respiro

lo strapiombo divampa di verità.

Francesco Filia vive a Napoli, dov’è nato nel 1973. Insegna filosofia e storia in un liceo cittadino. Si interessa prevalentemente di filosofia, poesia e critica letteraria. Sue poesie e note critiche sono presenti in numerose riviste e antologie (Subway. Poeti italiani underground, Net, 2006; Da Napoli verso, Kairos, 2007; Il miele del silenzio, Interlinea, 2009; Parole in circuito, Fermenti, 2010; La disarmata, Cfr edizioni, 2014; Umana Troppo umana, Aragno editore, 2016; Passione poesia, Cfr edizioni, 2016; Come sei bella, Aliberti, 2017). Ha pubblicato i poemi: Il margine di una città (Il Laboratorio, 2008, con prefazione di Raffaele Piazza); La neve (Fara, 2012), vincitore e finalista di diversi premi nazionali (Vincitore del concorso nazionale inediti “Faraexcelsior” 2012; vincitore del concorso nazionale editi “Civetta di Minerva” 2013 e finalista del premio nazionale “Pontedilegno Poesia” 2013); La zona rossa (Il Laboratorio, 2015, con prefazione di Aldo Masullo). Nel 2017 ha inoltre pubblicato la plaquette L’inizio rimasto (Il Laboratorio) e la raccolta Parole per la resa (CartaCanta, con nota di Davide Rondoni). È redattore di Poetarumsilva.

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