Paolo Gera, Profonda per il poeta

James Hillman ne “Il codice dell’anima” riferisce attraverso sue parole il mito di Er, raccontato da Platone nel libro X di “Repubblica”: “Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie una immagine o un disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un dàimon, che è unico e tipico nostro.” (p.23). Più di ogni altra persona, che spesso inabissa il proprio dàimon nelle attività quotidiane più disparate e non è conscia del suo richiamo, è il poeta che tende a vivere nella ri-conoscenza del (al) proprio dàimon: cresimato ai tempi del Preromanticismo, il poeta riconosce la sua vocazione, la sua diversità, la sua collocazione nel mondo come destino singola

Mauro Ferrari, Il fulcro della bilancia (1)

Parto da un fatto concreto: in questi giorni di clausura forzata un dato comune che traspare da ciò che scrivono gli studenti è una sorta di inventario della propria vita: i ritmi rallentati, non di rado la solitudine, hanno favorito l’emersione di un pensato individuale – come passare al meglio il mio tempo, cosa voglio davvero, quali sono davvero le priorità – cose così. Intanto anche il mondo della cultura e dell’arte, inevitabilmente, fa i conti con la nuova situazione, con la precarietà, la mancanza di contatti personali, ragionando su di sé. Tutti affermiamo ad esempio quanto la poesia sia utile, citando a riprova come siano stati i poeti a sentire e dire per primi certe cose, e meglio

Chiara Olivero, Tutte le distanze, puntoacapo Ed. 2020

Chiara Olivero è al suo secondo libro: ) Distanze da misurare, tutte: un’enciclopedia, dunque, a riguardo di un tema antico e sempre nuovo. Chiara lo ricorda ponendo in esergo una poesia di Margherita Guidacci, dal titolo (omesso) molto significativo: All'ipotetico lettore. Per misurarle, le distanze, ci vogliono due presenze: un soggetto (un “Io” misurante) e un oggetto misurabile e misurando, l’Oggetto Amato, l’Altro. Distanze da calcolare e valutare con lo strumento di misurazione della poesia lirica, genere letterario caratterizzato da una serie di stilemi ben noti e ottimamente adoperati da Chiara che ha coltivato e aperto al pubblico questo suo giardino cartaceo, con i suoi quaranta fi

Carla Mussi, La poesia non ci appartiene

In seguito all’uscita del volume “Dove va la poesia?”, una stimolante occasione di confronto è stata organizzata a Seregno, grazie a Corrado Bagnoli e al circolo culturale “Seregn de la memoria”. La mia riflessione, che ho proposto in quella sede, fa riferimento all’intervento sul volume, ma si è arricchita di alcuni spunti su cui mi piacerebbe confrontarmi. Visto che nel volume e nel dibattito successivo molti hanno sottolineato i limiti dei programmi scolastici, i problemi della critica, dell’editoria e della comunicazione della poesia, la mia attenzione, proprio perché è il territorio in cui mi muovo, si è concentrata su un punto essenziale. Il rapporto del poeta con l’atto poetico e con

Luca Ariano, Tecnocene (inedito)

*** Gennaio per te il mese del suo compleanno: sarebbero stati settanta… In fondo anche lui si confondeva, colpa di un ufficiale distratto o troppa fretta di dimenticare le bombe. La pastiera un totem per la festa che cerchi in vicoli calcando passi forse mai percorsi; eppure ti piace immaginarlo lì spuntare dietro ogni angolo. «Ecco l’erede maschio!» Nell’inverno più caldo da secoli ti spaventano la nebbia e il gelo sul selciato ma bruciano i tuoi passi per il suo ritorno. Vetri appannati come se attorno non vi fosse nulla… sole mani avide di carezze, labbra screpolate da mordere. Ancora vedrete Isole di Pasqua rase di incendi e animali estinti… materiale per biologi e androidi. *** Dieci m

Graziella Sidoli, Inediti

La poetessa È innamorata prima e sopra tutto della parola che appare nel vuoto della pagina che cela crisalidi in attesa. Delle immagini, farfalle che volano nel loro fugace destino verso l’incognito. Della musica, fragili ali, che danzano nel sussurrare dei venti. Dell’anima che si svela senza tregua nel fare, che altro non è il poetare. Fare parole, attraversando il mondo con tutta la sua vita che parla sulle labbra quando canta i suoi versi. Solitudine imposta Inutile cercare risposta, alla solitudine imposta. Questa non nasce dal cuore ma improvvisa ci assale nel corpo. Il corpo della paura. Corpo che teme la disintegrazione e avanza, passo dopo passo, come la vertigine che porta verso i

Albertina Bollati-Stefano Vitale, Incerto confine, disegnodiverso, 2019

Ci fu un tempo in cui il mondo era fatto di immagini. Era il tempo dell’infanzia, delle “nebule”, dell’apprendimento spontaneo e velocissimo del mondo. Un tempo senza menzogne, totalmente affidato ai sensi. Un tempo preletterario, ancora privo di scrittura. Eppure le due epoche non sono strettamente successive, se non per l’analisi astrattamente intellettualistica, che tutto tende a separare e distinguere. Si tratta di due modi concomitanti di operare della mente: due visioni, due sguardi, due alfabeti. La singolare relazione che intercorre, in particolare in quest’opera, fra l’immagine disegnata (con il suo forte potere d’impatto) e il testo (con la sua apparente astrazione) mi hanno portat

Giancarlo Stoccoro, L’infinita ombra del vero. Sogno e poesia

Fin dai tempi molto antichi i sogni sono stati materia di conoscenza, occasione di rivelazioni. Anticamente però non si credeva che l’uomo avanzasse solo per il mondo, separato da tutto. Nella Bibbia appaiono alcuni sogni profetici, in cui si rivela il futuro; ce ne sono altri in cui il presente acquista pienezza di senso: sono sogni “ispirati”, come era ispirata ogni conoscenza. (…) Ogni sapere è rivelazione. Zambrano La letteratura del resto, non è che un sogno guidato. Borges Molti di noi preferirebbero essere visti come pensatori determinati che come sognatori indecisi. Hustvedt Poche esperienze come quella del sogno uniscono gli esseri umani e ne testimoniano la sostanziale uguaglianza,

Giancarlo Baroni, La beatitudine incerta dei poeti

Si sa che scrivere è tensione, sforzo, concentrazione, sconforto, delusione, fatica, ansia, sofferenza, insoddisfazione e turbamento. “Scrivo per un’infinità di motivi […] Non certo per divertimento. ”, confida Beppe Fenoglio, “Ci faccio una fatica nera. La più facile delle mie pagine esce spensierata da una decina di penosi rifacimenti”. Parecchi altri autori confermano o inaspriscono la testimonianza precedente, a cominciare dal premio Nobel Derek Walcott che consiglia: “dopo un giorno passato a capo chino, / sanguinando poesie, / ogni frase estratta dalla carne avvolta in bende, / alzati, va’ a passeggio sotto un cielo / fradicio come bucato in cucina”. Fra le diverse inquietudini che aff

Alessandro Pertosa, Appunti per una poesia in flusso

1. Esordio prosapoetico Niente è più sfuggente della poesia; arte di un fare impossibile: che prova a dire ciò che non si può dire, volendo dirlo lo stesso - nonostante tutto; per ripartire ogni volta daccapo; nella speranza di scovare il segreto della vita: o quella parola che salva; mentre il tempo, intanto, fugge irreparabilmente. Ma non ci si può esimere dal tentare l’impossibile. Non ci si può esimere dal provare a sfiorare l’intoccabile; a definire l’indefinibile. E più la poesia sfugge alla presa, più è necessario braccarla, sapendo di non poterla mai afferrare: polvere di stelle e alito di vento; tanto per cambiare (cfr. A. Pertosa, Biglietti con vista sulle crepe della storia, Punto

Alfonso Ravazzano, La grammatura dell'incerto (inediti)

* Prendevi in prestito i respiri che mostravano coraggio e che io cercavo in ogni luogo di confine. La tua gola piena di tubi mi ricordava il gesto del subacqueo quando mira ai pesci. * Non è tanto sparire allontanarsi è rimanere aggrappati a noi stessi. Io e tutte le mie assenze abbiamo il peso del buio la grammatura dell'incerto il sapore di un miscuglio già bevuto. * Parlare di chiodi, di attese una mano a martello e lo sguardo disfatto. Tu che il sonno lo inventi pensa a salvarti ad essere là dove potresti rinascere. * Il senso delle parole è in una foto che guardo da una montagna di tormenti, descrive l'esercizio della fatica silenziosa, quella che spinge l'aria verso luogh

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