Paolo Artale Per Faglie, di Alessandra Pellizzari (puntoacapo Editrice)

Durante una delle tante riletture di Faglie di Alessandra Pellizzari, inevitabilmente ho sentito la necessità di scriverne, dato lo spessore del testo e comunque fermandomi sulla soglia delle impressioni. Un libro di “fratture”, come ci avverte il titolo e una di queste è appunto la parte dei sonetti, dieci in tutto, (che tra l’altro rappresentano una forma poetica visitata, tranne alcuni pochi, raramente dai poeti attuali) sulla quale ho indugiato maggiormente-fermo restando che tutti i testi siano di alto livello- anche un po’ timoroso di “isolare” questa sezione a discapito delle altre. Cito quindi: <<…acido di palpebre che intride/ la parola infranta nelle vene./ Dalla parola nasce il fu

Paolo Artale Da Esterno con radure (inedito)

* non ho immaginato mai come una successione di bucaneve prende nessuna consistenza né il proprio corpo nell’aria tocca sull’allungarsi specifico delle rare forme di dolore e rientrando dopo noi riduce questo il colore di nube * e poi tocchi la vertebra al principio della soglia togli luce sull’arrampicarsi uguale agli altri anni sopra l’edera dei pochi insetti visibili non so mai dirti che lontano oppure qui la sensazione esterna si stacca a fatica e sparisce * i piani esterni delle ossa opprimente questa fuoriuscita di tutte le persone e anche la solitudine delle prime gocce di pioggia mentre rubiamo i fiori le tue mani non hanno niente a che vedere con la presa debolmente stretta della se

Matteo Bianchi, Fortissimo. Poesie 2008-2018, Minerva, Bologna 2019 Recensione di Edoardo Penoncini

Sola speranza oh lieve Che di noi fa la vita trasmutarsi Senza sole disfarsi come neve Viltà tepore fuoco di cui arsi (G. Giudici) Se Fortissimo, titolo che richiama per stessa ammissione dell’Autore Pianissimo, è una provocazione, forse, allora, richiama anche Fortezza e quindi sfida il Lettore cartaceo, quello che assapora – ben diverso dall’internauta prevalentemente “feisbukiano” – il libro annusandolo, piegandolo; talvolta imbizzarrendosi per l’impossibilità di addomesticarlo lo maltratta, lo abbandona tra altri per poi tornare, penitente, a riprenderlo perché le sfide sono sempre avvincenti, anche quando è forte il rischio di uscirne sconfitti. Fortissimo è la quarta silloge del trenta

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