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Guido Turco Roncisvalle (inedito)

La donna che parla al cellulare La donna che parla al cellulare la conosco, il suono della voce rimbalza famigliare sulla strada buchi pozzanghere le placche dorate dei portoni brillano i mestieri e i cognomi. Fatta a strisce dal cancello una bambina ha riflessi tra i capelli e gli occhi fessi dei fantasmi senza requie. Un giorno di quei giorni Un giorno di quei giorni quando è notte troppo presto mio padre scanna bestie appese per il collo i riflessi dei coltelli ricordano che non c’è tempo da perdere ci aspettano, e sono in tanti sulla piazza del Castello. Poi fuma in fondo alla scala. Riconosco delle macchie sopra il maglione. Quando getta il mozzicone sogguarda i resti fa gli occhi stort

Luigi Picchi, Antiqua lux, Moretti & Vitali Editori, 2018 (di Alessandro Quattrone)

Che un poeta contemporaneo decida di scrivere (peraltro con una chiara visione progettuale) una raccolta di poesie tutta incentrata sul mondo classico, sui suoi valori e il suo modo di guardare, è di per sé una notizia sorprendente. L’opera – con un giudizio frettoloso - si potrebbe definire anacronistica, frutto di una concezione classicista della letteratura piuttosto datata e dura a morire. Eppure le cose non stanno così. Il lavoro compiuto da Luigi Picchi ha una sua intima necessità, che lo rende originale per i nostri tempi, spesso così confusi da far scambiare il veleno per l’antidoto e viceversa. Tempi in cui non si sa più nemmeno riconoscere ciò che potrebbe giovare tanto alla salute