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Rainer Maria Rilke, Le rose Traduzione di Pierangela Rossi

I Se la tua freschezza a volte ci stupisce tanto, felice rosa, è che tristezza, nell’interno petalo contro petalo ti riposi. L’insieme tutto sveglio, di cui il centro dorme, mentre ch’innumerevoli, si toccano le tenerezze di questo cuore silenzioso che sboccano all’estrema bocca. II Ti vedo, rosa, libro socchiuso contiene tante pagine di felicità perfetta che non si leggeranno mai. Libro-magia, s’apre al vento e può essere letto gli occhi chiusi… le cui farfalle escono confuse d’aver avuto le stesse idee. III Rosa, tu, o cosa per eccellenza completa si contiene infinitamente e infinitamente si spende, o testa d’un corpo per troppa dolcezza assente, niente vale te, o suprema essenza, di ques

Antonio Tricomi L’inerzia al mattino (settembre 2016 – agosto 2017)

Vita trascorsa, in punta di penna Non c’è niente di naturale. È uno sbavo nel rammendo, il nascere, appena. È un inciampo del corsivo, perdere fiato, battito, luce. Rallegrarsi non serve che felice schiumi sudore, il corpo, dilatando i tessuti. Consolarsi non vale che ghiacci una smorfia, sbecchi un ordito, il tempo di ognuno, sul raso. La veglia ha scolpito l’assenza: non è subito discernimento ma dolore quand’è schiava energia, meccanico schiudersi addosso. È diniego o allucinazione, l’orma slabbrata sopra il respiro. Ma già non ha fretta il lavoro: è per caso, se ti lasci scostare dalla trama delle riapparizioni. È di sera, un’incomoda sera. Il calco della voce dà tregua, l’odore non stin